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Usi e costumi di fine anno

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Originalità in giro per il mondo. Se da noi difficilmente si rinuncia al classico cenone in compagnia, in altre parti del mondo esistono usanze che rendono quanto mai particolare la fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo

Usi e costumi di fine anno

Originalità in giro per il mondo. Se da noi difficilmente si rinuncia al classico cenone in compagnia, in altre parti del mondo esistono usanze che rendono quanto mai particolare la fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo
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Usi e costumi di fine anno

Originalità in giro per il mondo. Se da noi difficilmente si rinuncia al classico cenone in compagnia, in altre parti del mondo esistono usanze che rendono quanto mai particolare la fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo
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Il Capodanno, si sa, è da sempre un momento nel quale i bilanci degli ultimi dodici mesi si mischiano alle speranze per il futuro che bussa alla porta. Se da noi difficilmente si rinuncia al classico cenone in compagnia, in altre parti del mondo esistono usanze – a volte millenarie – che rendono quanto mai particolare la fine dell’anno e l’inizio di quello nuovo. Già a partire dal 30 dicembre a Edimburgo inizia l’Hogmanay, con barili di birra e whisky consumati per le strade della città e, dulcis in fundo, il rogo di una nave vichinga su Carlton Hill prima del tradizionale bagno in kilt nelle acque gelide del Forth Estuary. Il fuoco è l’elemento centrale del Capodanno anche in Ecuador, dove è usanza far scoppiare con grossi petardi, come augurio di prosperità, i pupazzi che riproducono le fattezze di personaggi politici e pubblici. Nel vicino Perù si va un po’ più sul personale, prendendosi a schiaffi con amici e conoscenti: un modo leggermente doloroso per lasciarsi alle spalle rancori e pendenze prima di festeggiare tutti insieme. Anche in Giappone il Capodanno è condito da una sfida, seppur più mite. È infatti diffusa l’abitudine di festeggiare cimentandosi in gare di calligrafia (per i bambini) o di pulizia della casa, il tutto accompagnato da 108 rintocchi del gong a ricordo dei peccati commessi. Tornando in Europa, è bene ricordare la “Danza degli orsi” in Romania: rigorosamente coperti dalle pelli dell’animale, si danza intorno al fuoco per scacciare gli spiriti. Se preferite, potete festeggiare il 31 dicembre in Danimarca lanciando piatti e bicchieri sulle porte dei vicini. In Estonia è invece considerato di buon augurio mangiare sette porzioni della stessa pietanza durante l’ultima cena dell’anno, mentre in Finlandia ci si raduna per bere birra e poi bruciare le bottiglie e le lattine rimaste. In Germania la tradizione di Capodanno è legata al cinema: nelle riunioni in famiglia si guarda tutti insieme “Dinner for One”, un cortometraggio degli anni Sessanta diretto da Heinz Dunkhase e di cui la maggior parte dei tedeschi conosce a memoria i dialoghi. In Spagna mangiare 12 acini d’uva nei 12 secondi che precedono la mezzanotte è considerato un viatico per la fortuna. In Grecia resiste invece l’usanza del “Vasilopita” ovvero della “Torta di San Basilio”: nell’impasto del dolce viene inserita una moneta e colui che la trova masticando la sua fetta è destinato a un anno ricco di fortuna e ricchezza (beninteso sempre che non soffochi). In confronto, la nostra abitudine – ormai quasi del tutto tramontata – di gettare dalla finestra gli oggetti vecchi o la tradizione di mangiar lenticchie come augurio di ricchezza ci fanno sembrare al massimo un poco creduloni. Di Stefano Faina e Silvio Napolitano

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