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Sognando il giornalismo

Il mondo del giornalismo è profondamente cambiato: sono tempi di vacche magre e precariato dilagante. Ma non si può chiedere a un giovane di smettere di sognare.

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Da piccola non sognavo di fare la giornalista. Avrei voluto fare l’archeologa o al massimo la veterinaria ma la verità è che quando cominci a leggere, a fare le prime scoperte e successivamente a scrivere, ti rendi conto di quanto tu non possa farne a meno e che esistono delle professioni in grado di soddisfare quella necessità, mettendo nero su bianco la propria opinione.

Per me, ovviamente, tra le più belle al mondo.

Ho la fortuna di fare parte di un nuovo quotidiano che ha dato la possibilità ad un team di giovani e giovanissimi di esporre il proprio pensiero, fare esperienza, mettersi in gioco come da troppo tempo non accadeva. Un quotidiano cartaceo, incredibile, oltre che digitale.

Ho subito pensato fosse un’impresa folle e romantica che, guarda caso, si avvicinava incredibilmente alla mia visione.
Non sono in molti però i giovani che possono dire lo stesso e che riescono per assurdo a pagarci l’affitto e le bollette con quello stesso mestiere che li ha appassionati per una vita, sbattendogli in faccia la precarietà su cui ormai si regge, senza troppa cura.

I giovani giornalisti italiani da anni si trovano in una situazione estremamente instabile.
Chi si avvicina alla professione deve fare i conti con paghe ridicole, tutele inesistenti, orari impensabili. Certo, dove c’è passione c’è grinta e volontà, ma che messaggio si trasmette procedendo in questa direzione?

Negli ultimi vent’anni sono sempre meno gli under 30 che esercitano la professione mentre più di quattro giornalisti italiani su dieci sono freelance.
Questa condizione lavorativa è evidente soprattutto nelle nuove testate online che acquisiscono giovani “flessibili” rendendo di fatto il mestiere, un ibrido che mira ai social come nuovo metodo di trasmissione. 

Certo è necessario adeguarsi ad una nuova forma se si vuole restare attivi ma troppo spesso bisogna fare i conti con la marea di informazioni fuorvianti del web, con indicizzazioni e click.
Creare contenuti ad oggi è diventato estremamente facile perché fin troppo semplice è la modalità di fruizione degli stessi.

Mi sveglio al mattino, prendo il telefono e trovo una schermata invasa da notizie di ogni tipo. Testate, influencer, pagine di informazione. Molte di queste le seguo per passaparola, a volte mi soffermo sui colori del feed, altre sulle parole accattivanti delle grafiche, troppo spesso sulla semplicità dei contenuti. Una gara a chi informa più in fretta nel modo più semplificato possibile.

È questo il futuro del giornalismo? Abbiamo davvero perso la voglia di leggere e informarci come si deve? 

Noi giovani abbiamo estremamente bisogno di credere che questa professione abbia un futuro e necessitiamo di riferimenti, di realtà a cui ambire, di persone che credano in noi, che vogliano contribuire a cambiare questo sistema in un momento storico in cui l’informazione può e deve fare la differenza.
Non sono diventata archeologa ma il sogno di diventare giornalista è ancora lì, sul comodino, attendo con ansia di scoprire come sarà.

di Elena Bellanova

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