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Vivere la montagna. Per un ecologismo meno declamatorio e più pragmatico

La montagna non deve più essere e vissuta come riserva naturale, in un’ottica ecologista imbarazzante, ma anche come un motore per lo sviluppo economico del nostro Paese. 

È sempre più difficile tradurre, in politiche concrete e misure di governo, il mare magnum delle declamazioni ecologiche a favore della montagna. Per esistere, questa dev’essere messa nelle condizioni di essere vissuta, non solo come riserva naturale ma come un attore che partecipa allo sviluppo economico del Paese. Sarebbe sufficiente, per capire l’importanza economica delle nostre montagne, ricordarci le cartine dell’Italia dei nostri libri di geografia.

Per raggiungere sviluppo economico e rispetto ambientale è necessario un ecologismo meno declamatorio, più pragmatico attento anche agli effetti su una crescita ordinata del Pil.

 

L’ecologia, che non è di sinistra o di destra ma dovrebbe essere patrimonio comune, in Italia è caratterizzata da un ‘vizio’ ideologico paralizzante: il conservazionismo.

Idea, o forse moda, in cui la protezione dell’ ambiente è intoccabilità e opposizione a ogni cambiamento, opera e infrastrutture.

Pensiamo ai rifiuti. Sono diventati, come le sacre mucche dell’India, vanno contemplati in strada ma non toccati e trattati. A tutti noi e soprattutto alla montagna serve un’ecologia pragmatica. Dobbiamo, superare i “dogmi verdi” per realizzare delle infrastrutture utili a “mettere a punto” la montagna e il sistema Paese, per questa ripartenza.

E cosa non secondaria, i montanari ma potrei dire gli Italiani devono tornare ad essere “più affamati” di sfide e di risultati. I ristori sono importanti, ma saranno un piccolo palliativo e  non ce ne saranno  per tutti. Per essere utili al Paese, la ragione impone ad ognuno di noi di rispettare le regole e accettare le sfide e non sfuggire le responsabilità quotidiane, anche le più piccole.

 

di Jean Barocco

 

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