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Rivoltosi

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I rivoltosi sono la dimostrazione che non è affatto vero che se il mondo fosse diviso in aree impenetrabili sarebbe anche pacifico

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I rivoltosi sono la dimostrazione che non è affatto vero che se il mondo fosse diviso in aree impenetrabili sarebbe anche pacifico

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I rivoltosi sono la dimostrazione che non è affatto vero che se il mondo fosse diviso in aree impenetrabili sarebbe anche pacifico

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Putin e Xi non hanno tutti i torti, piuttosto hanno il merito di dimostrare quanto sia storto il modo di ragionare che ha attecchito anche alla Casa Bianca. La piaga iraniana pone un problema enorme anche a quanti pensano che la diplomazia e la forza militare siano cose diverse, se non opposte. Quelle migliaia di ragazzi che vanno consapevolmente a morire dimostrano che si è già morti se si ritiene che la voglia di libertà non sia una forza che muove la storia. Quelle ragazze che sfidano i bestemmiatori intunicati scoprendo i capelli o accendendo una sigaretta ci raccontano quanto sia vile disertare le sfide della storia.

Mosca e Pechino non hanno torto nel protestare. Lo fanno senza esagerare, perché si sanno perdenti in quella partita e perché Putin ha già incassato il colpo siriano e lo schiaffo venezuelano, confermando quel che vedemmo: la guerra in Ucraina consegna la Russia alla sudditanza verso la Cina e rende lui un intrattabile. Ma non hanno torto, ragionando come piace anche all’unico che apprezza Putin: le proteste in Iran sono un affare dell’Iran, che rientra nella sfera d’influenza russa, quindi cinese, il che dovrebbe fermare chiunque altro dall’intervenire.

Certo, è vero che l’Iran finanzia il terrorismo e punta all’atomica per ergersi al di sopra delle potenze arabe sunnite, ma questa è la reazione all’esistenza di Israele e alle buone relazioni fra Usa e monarchie del Golfo. Insomma: mica solo Trump ha un cortile di casa. E, pensateci, è pari pari la teoria secondo cui la guerra in Ucraina è colpa della Nato che si espandeva verso Est.

Lasciamo perdere i quattro suonati che solidarizzano con Maduro perché detestano il mondo nel quale vivono, come anche gli otto illusi che credono si debba usare la diplomazia per convincere i fondamentalisti macellai iraniani. Quei rivoltosi sono la dimostrazione che non è affatto vero che se il mondo fosse diviso in aree impenetrabili sarebbe anche pacifico. Non è vero che se gli ucraini cedessero ai russi si avrebbe la pace: si avrebbero terrorismo e rivolte, innescando nuove guerre.

Pensare di riportare il mondo al 1555 (Pace di Augusta), con una specie di “Cuius regio, eius religio” in salsa digitale – sicché se ti trovi in un cortile la tua sovranità si limita alle ricette di cucina e se vinci le elezioni puoi anche stabilire quale divinità si debba pregare – è un’allucinazione comprensibile soltanto alla luce della lampadina fulminatasi nel dimenticare che la negazione di quelle sudditanze e la solidarietà con quei rivoltosi è ciò che ci rende vincenti. Perché dalla Cina all’Ucraina, dall’Iran al Venezuela chi si rivolta contro i regimi ha un esempio di vita cui vorrebbe arrivare: noi europei e noi occidentali. Il che trascina con sé simboli di minore peso ma non minore significato: il vestire, la musica, la lingua.

Però non vinceremo i dispotismi cucendo e strimpellando, la forza militare è necessaria perché sia chiaro che non potranno esserci aggressioni. Putin in Ucraina ha sfidato il nostro mondo e per questo deve perdere. La teocrazia iraniana ha sfidato la civiltà e per questo deve perdere. E si sono armati per vincere, per questo si deve essere armati per vincerli. Mentre dividersi il mondo, invidiandoli nel contrastarli, non ci consegna all’equilibrio ma agli squilibrati.

Si fa presto a irridere il diritto internazionale, specie se si crede di poter fare causa a chi t’invade, ma quella è la forma di un guscio, fragile come un uovo ma capace di sprigionare l’enorme potenza di nuove vite. Chi ancora (come noi) vive dentro a quel guscio faccia molta attenzione a non darlo né per scontato né per sparito.

I rivoltosi iraniani dimostrano che l’anelito di libertà e dignità non ha confini di cultura o fede. Gli interventi armati in Iran – di Israele e Stati Uniti – li hanno aiutati, rendendo chiaro che una dittatura non è più forte per il solo fatto di essere una dittatura. Chi non si sente al loro fianco, come al fianco degli ucraini, non mette a rischio la loro libertà ma la propria.

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