Passamontagna e trappoloni
| Politica
Chiusa la parentesi legata al lutto per la scomparsa di Silvio Berlusconi, la politica è tornata istantaneamente quella di sempre; pure peggio. Le sparate di Grillo e la Schlein

Passamontagna e trappoloni
Chiusa la parentesi legata al lutto per la scomparsa di Silvio Berlusconi, la politica è tornata istantaneamente quella di sempre; pure peggio. Le sparate di Grillo e la Schlein
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Passamontagna e trappoloni
Chiusa la parentesi legata al lutto per la scomparsa di Silvio Berlusconi, la politica è tornata istantaneamente quella di sempre; pure peggio. Le sparate di Grillo e la Schlein
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Chiusa la parentesi legata al lutto per la scomparsa di Silvio Berlusconi, la politica è tornata istantaneamente quella di sempre. Se possibile pure peggio.
Ogni volta che si spera in un processo di maturazione del confronto interno agli schieramenti e ai diversi partiti, si finisce per restare amaramente delusi.
Le sparate di Beppe Grillo – il peggior modo possibile di tornare sulla scena dopo un lungo silenzio che nessuno sentiva la necessità fosse rotto – vanno ben oltre la psicologia abbastanza scoperta del fondatore del Movimento Cinque Stelle.
Il problema non è lui, non è un’ansia di protagonismo mai tramontata, la nostalgia canaglia per l’epoca dei Vaffa e la voglia di marcare le distanze da un Conte appena sopportato, ma è l’identità stessa dell’opposizione. E senza opposizione una democrazia non è compiuta.
L’ingurgitabile minestrone delle parole provocatorie ed esagerate dell’ex comico finiscono per travolgere soprattutto il Partito democratico. Ancora una volta, la segretaria Elly Schlein non ha dato la sensazione di sapere bene cosa voler fare. Le iperboli su passamontagna e varie erano così palesemente un trappolone ai danni dei Dem, da non riuscire proprio a capire come la leader Pd non si sia saputa smarcare con velocità e opportunismo politico da un simile cumulo di sciocchezze.
Per tacere dei passaggi di sostanza della manifestazione di sabato, in particolare sulla guerra in Ucraina che continua a essere terreno complicatissimo per la segreteria del partito. Il problema, insomma, resta sempre lo stesso: qual è la linea politica della Schlein, oltre il video vagamente rabbioso successivo al disastro delle ultime amministrative?
Se ci volgiamo, poi, alla sempiterna questione-giustizia, eccoci al solito copione, alla solita minestra di paroloni impegnativi e realtà sconfortante.
Ministro competente contro i magistrati, magistrati contro maggioranza, quest’ultima apparentemente unita, ma con evidenti distinguo che ci metteranno un attimo a diventare spaccature. Sullo sfondo, una riforma strombazzata come storica, che nella migliore delle ipotesi sarebbe un primo passo. Incerto e nel solito inferno di parole e scontri perfetti per finire con il cambiare un bel niente.
di Fulvio Giuliani
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