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Beatrice Rana: “La musica non è solo passione”

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Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la pianista Beatrice Rana in occasione dell’uscita del suo nuovo album

Beatrice Rana

Beatrice Rana: “La musica non è solo passione”

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la pianista Beatrice Rana in occasione dell’uscita del suo nuovo album

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Beatrice Rana: “La musica non è solo passione”

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con la pianista Beatrice Rana in occasione dell’uscita del suo nuovo album

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Fra i talenti musicali più puri del nostro Paese spicca senza dubbio Beatrice Rana, una delle pianiste più celebrate a livello internazionale, apprezzata per la sua straordinaria sensibilità artistica e il suo impeccabile virtuosismo. Da qualche giorno è disponibile (in formato fisico e digitale per Warner Classics) il suo nuovo album dal titolo “Bach Keyboard Concertos. BWV 1052, 1053, 1054, 1056”, in cui la 32enne musicista pugliese esplora le infinite possibilità interpretative della musica di Johann Sebastian Bach al pianoforte, in un dialogo intimo con l’orchestra d’archi Amsterdam Sinfonietta.

Un’occasione per scambiare quattro chiacchiere con lei partendo dall’origine di questo progetto: «Nel 2019 mi trovavo nei Paesi Bassi per realizzare una produzione con l’Amsterdam Sinfonietta, eseguendo due concerti di Bach. Era la prima volta che tornavo a suonare questi concerti, dopo il mio debutto all’età di nove anni. Quelli di Bach non sono i classici concerti in cui il solista è gerarchicamente al di sopra dell’orchestra. Al contrario, il rapporto è molto più paritario, il che ha reso le prove un’esperienza straordinaria». Partirono insieme per una tournée che toccò tutta l’Europa, con numerose date: «Di solito sono esperienze molto faticose, invece alla fine di questa mi sentivo fresca come una rosa e non vedevo l’ora di rifarlo. Così ci siamo detti: “Ok, rifacciamolo, però la prossima volta registriamo”. E così è nato questo disco».

Perché ascoltare Bach nel 2025? «Anzitutto perché la musica di Bach è praticamente alla base di tutta la musica leggera. A pensarci bene, la sua musica è davvero rock nel senso più puro del termine: ha un senso del ritmo irresistibile. Bach ti coinvolge fisicamente». Viaggiando in tutto il mondo, Beatrice Rana ha suonato davanti a platee diverse: «Ogni pubblico ha una personalità ben distinta. All’inizio, per esempio, rimasi stupita in Nord America: finisci di suonare e, immancabilmente, tutti si alzano in piedi. La standing ovation, che in Europa è considerata un successo straordinario, lì è la norma. E poi c’è l’Asia, che continua a sorprendermi ogni volta. In Corea, per esempio, il pubblico è composto quasi esclusivamente da giovanissimi. Essendo la musica classica di tradizione occidentale, per loro è una scoperta, proprio come per un ragazzo italiano lo è il K-pop. Il risultato? Sale da concerto strapiene di giovani».

Qui in Italia c’è invece ancora molto da fare, anche nella percezione che spesso si ha della musica classica e di chi la vive: «Il problema è che ci sono troppi pregiudizi» osserva Rana. «Quando andavo a scuola, chi si allenava in palestra per una gara sportiva era visto come un esempio da seguire. Se invece io studiavo al pianoforte per preparare un concorso, la reazione era opposta. La musica non era vista come qualcosa di positivo, anzi, sembrava quasi un ostacolo. Ho dovuto lottare contro i miei stessi insegnanti del liceo perché non comprendevano il valore di ciò che facevo».

E per i giovani che sognano una carriera come la sua, Rana ha preziosi consigli: «Abbracciate questo stile di vita. Perché di questo si tratta: non è un mestiere o una professione, è qualcosa di più. È una disciplina. Così come gli atleti si allenano ogni giorno per le gare, lo stesso dovrebbe essere per lo studio di uno strumento. Eppure c’è ancora l’idea diffusa che la musica sia solo questione di passione: certo, la passione è fondamentale; ma va alimentata continuamente come un fuoco, altrimenti si spegne». Infine un ultimo aspetto fondamentale: «Andate in sala ad ascoltare i concerti. Oggi purtroppo i social hanno distorto la percezione della musica dal vivo. Ma l’esperienza di persona resta insostituibile».

di Federico Arduini

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