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Carte truccate

Bianchi oggi, domani chissà. Quest’estate sembra un inno a recuperare tutto quello che si può, ma bisogna guardare in prospettiva.

Questo non è un articolo sul Covid. Non vi troverete percentuali, numeri, indicazioni e tanto meno previsioni su temuti passaggi da un colore di una zona a un altro. È la presa d’atto di ciò che sta accadendo ormai da settimane, in particolare in alcune regioni, e al contempo una riflessione su di noi. Sul modo in cui l’Italia si prepara ad affrontare un autunno difficile. Non necessariamente nero, come amano strillare alcuni in queste ore, in ossequio alla passione per i colori da cui siamo stati inevitabilmente colti. Più seriamente, ci sarà da lavorare con attenzione, serietà e severità per mantenere in equilibrio il sistema. Intanto, è il mese sacro di agosto e le regioni ‘a rischio’, Sicilia e Sardegna su tutte, ondeggiano in modo quantomeno sospetto fra giornate all’insegna del rischio e altre improntate a un’improvvisa tranquillità. 

Prima di ricordare come sia possibile, una premessa si impone: piaccia o non piaccia, il sistema dei colori è stato scelto per garantire, nei limiti del possibile, la difficilissima coesistenza fra sicurezza sanitaria e ripresa delle attività economiche e commerciali. È tutto qui, non c’è altro da inventarsi. Non ci sono primati da segnare, tipo il maggior numero di giorni in zona bianca, gialla o rossa. L’equilibrio di cui sopra – garantito dalla straordinaria arma dei vaccini – è tutto ciò che si frappone fra noi e lo scorso autunno, quando fummo costretti a una precipitosa retromarcia per aver tentato in estate di guardare solo una metà del bicchiere. Quella della ripresa delle attività.

Ed eccoci tornati all’oggi: agire artificiosamente – per quanto sempre in modo lecito – sulla percentuale di occupazione dei posti in ospedale, trasformando intere sezioni in reparti Covid o con altre operazioni di maquillage a cui stiamo assistendo in questi giorni, permetterà magari ai turisti di non dover indossare la mascherina al mare, ma espone commercianti, esercenti e attività economiche in generale al colossale rischio di future e ben più severe limitazioni. Non è “la gallina oggi o l’uovo domani”, è molto più semplicemente “arraffa i soldi e scappa”. Del resto tutta questa estate, dal punto di vista della gestione turistica, sembra un inno al prendere, al recuperare tutto quello che si può. Come se non ci fosse un domani. Letteralmente. Un ragionamento potenzialmente suicida, senza paura di offendere qualcuno.

Generalizzare è sempre un errore, ma se ad esempio il mondo del turismo sembra aver scelto di accumulare il più possibile in questi mesi, in barba alla programmazione e alla capacità di legare i turisti per il futuro, chi amministra non gestisce un chringuito sulla spiaggia. Ha il dovere di ragionare in prospettiva. Altrimenti è solo un gioco delle parti, un appoggiarsi gli uni agli altri per difendere il ‘particulare’ e l’interesse del momento. Bianchi oggi, domani chissà. Fondamentalmente, chi se ne importa, finché le spiagge sono piene, i ristoranti registrano il sold out e il sole scalda l’Italia che balla (ovunque tranne in discoteca). Sul filo.

di Fulvio Giuliani

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