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basta bicicletta

Dopo un’estate in bicicletta, w l’inverno

Basta estate, basta bicicletta. Le due ruote con i pedali e le gonnelle alzate leggermente dal vento più che un elemento di poesia son roba da canzonette.

Dopo un’estate in bicicletta, w l’inverno

Basta estate, basta bicicletta. Le due ruote con i pedali e le gonnelle alzate leggermente dal vento più che un elemento di poesia son roba da canzonette.

Dopo un’estate in bicicletta, w l’inverno

Basta estate, basta bicicletta. Le due ruote con i pedali e le gonnelle alzate leggermente dal vento più che un elemento di poesia son roba da canzonette.
Basta estate, basta bicicletta. Le due ruote con i pedali e le gonnelle alzate leggermente dal vento più che un elemento di poesia son roba da canzonette.
Lestate sta finendo quindi possiamo permetterci di raccontare un disincanto. Del secolo scorso e di oggi. Il poeta Giuseppe Ungaretti che scrive al pittore Lorenzo Viani, dopo esser stato a Viareggio: «Viani, sarà bella la pineta ma come ci si fa a dormire con tanti moscerini e tante cacate». Obiezione sacrosanta dato che adesso, se fosse ancora tra noi, il buon Ungaretti non ce la farebbe a sopportare tutte le signore cotonate del Nord che se ne vanno in bicicletta a Forte dei Marmi. Manco fosse il Giro d’Italia.

Per carità, è vero che la vita si sconta vivendo ma non – se possibile – lungo una pista ciclabile. Le due ruote con i pedali e le gonnelle alzate leggermente dal vento più che un elemento di poesia son roba da canzonette. Anni fa Riccardo Cocciante ne scrisse una, adatta al romanticismo della fatica e dell’innamoramento: «Passeggiando in bicicletta accanto a te / Pedalare senza fretta, sentendoti vicina». È probabile che non avesse mai incrociato i semafori di Forte dei Marmi, con la fiumana di ciclisti e cicliste. Del resto lo stesso Lorenzo Viani, che pure amava le proprie  terre, le cose migliori (quando non dipingeva) le ha scritte partendo dal dissacrare. «A scuola – annotava – ebbi la fortuna di imbattermi in un maestro scettico (…). Si chiamava Cesare; a spiegare una certa aura di paganesimo che spirava su quel volto largo e sereno, basterà dire i nomi dei suoi congiunti: Volfango e Silvano, Telemaco, Omero, Aristotile, Pindaro e Mentore». Bicicletta no. Non c’era.

 

de Il Duca Minimo

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