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Il potere e il dovere dell’osceno, la lezione di Mitterrand

Segreti svelati purché siano postumi

Il potere ha il dovere dell’osceno, nel senso etimologico del restare nascosto alla vista, quando in ballo ci sono gli amori e i piaceri privati di chi comanda uno Stato.

In Francia lo hanno ben compreso da secoli, tant’è che già a metà del 1600 il cardinale di Retz, Jean-François Paul de Gondi (il babbo della fronda in politica), metteva in guardia i sovrani del suo tempo dall’evitare il ridicolo riguardo sé stessi agli occhi del popolo, perché esiste una «differenza fra segreto e forma segreta. Una cosa che sanno tutti e non è più un segreto, può conservare ufficialmente forma segreta, per cui rimane decoroso fingere di non saperla.
Se invece perde anche la forma, è realtà irrimediabile: non rimane che prenderla per le corna».

Le parole del cardinale frondista ci son tornate alla mente leggendo in questi giorni il gran can can mediatico attorno all’ultima amante – in ordine di notizia – del presidente socialista francese François Mitterrand.

Un libro, “L’ultimo segreto”, che uscirà in Francia ai primi di ottobre rivela infatti l’amore per una studentessa conosciuta nel 1988 e di mezzo secolo più giovane di lui. Un amore tenuto nascosto sino alla fine.

Sono quelli anni politici nevralgici per la storia d’Europa e del mondo. Crolla il comunismo, si compiono grandi passi verso la moneta unica europea e Mitterrand dà il proprio avallo decisivo alla riunificazione tedesca. Se il segreto d’amore e privato del presidente francese fosse diventato di pubblico dominio, la sua forza politica e diplomatica nonché la sua autorevolezza ne sarebbero di certo rimaste intaccate con probabili esiti diversi della storia, non solo per la Francia.

Oggi che la politica è messa in scena di tutto – amorazzi compresi, con selfie sui social e retroscena che di retro non hanno più nulla – è il caso di guardare ai segreti di Mitterrand con una certa invidia.

Oggi che i presidenti iniziano a indebolirsi e addirittura a decadere per cene eleganti, per gossip, per fidanzate scoperte e non previste (magari in motorino, come nel caso di Hollande) Mitterrand incarna ciò che la politica dovrebbe tornare a essere.

Pensiamo al nostro Silvio Berlusconi e alla Libia: se il suo privato nei giorni in cui si decidevano le sorti di Gheddafi non fosse stato esposto da settimane in pubblico, logorandone l’autorevolezza, probabilmente la politica internazionale avrebbe deciso diversamente sulla Libia, ascoltando l’Italia.

Viva dunque il segreto e i segreti di Mitterrand, uomo a cui piacevano e molto le donne ma che aveva letto bene il cardinale di Retz e pure “Il Principe” di Machiavelli.

Quanto agli scoop postumi, quelli sono per le biografie e per la storia. Il potere è un’altra cosa.

 

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