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Concerti Generali

La Delfin di Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone con un unico obiettivo: incrementare la redditività di Generali, ormai da anni tra le compagnie meno redditizie d’Europa.

Finirà che ci andrà di mezzo qualche poveraccio del parco buoi, che verrà stritolato dagli ingranaggi mortali della Consob, di solito inflessibile con i deboli e pavida con i forti. L’autorità di controllo ha messo sotto osservazione i movimenti sul titolo Mediobanca e di riflesso Generali, in conseguenza dei movimenti sull’azionariato di cui qualsiasi organo di stampa parla da tempo.

Due soggetti infatti stanno accumulando azioni della più prestigiosa banca d’affari italiana, che a sua volta controlla Generali, e lo stanno facendo alla luce del sole: la Delfin di Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone. Quest’ultimo è arrivato al 3% di Piazzetta Cuccia ma ha opzioni per salire fino al 5%. Delfin invece è ormai prossima alla soglia limite (oltre la quale scatta l’obbligo di Opa) del 19,9%.

Se sommassero le loro quote in Mediobanca, Caltagirone e Del Vecchio – che sono già soci in Generali rispettivamente al 5,6% e al 4,8% – sarebbero già oltre la soglia di Opa, superando abbondantemente il 20%. Secondo la legge, l’Opa diventa obbligatoria sopra il 20% di capitale di una società quando due investitori operano ‘di concerto’, ovvero quando vi sono evidenze formali che in qualche modo agiscono assieme.

I due, ovviamente, sono ben attenti a non commettere questo fatale errore, che costerebbe loro una enorme quantità di danaro che non vogliono assolutamente spendere, in particolare se va a beneficio dei piccoli investitori di minoranza in Mediobanca.

Da un punto di vista giuridico certamente non vi è concerto in questo momento, essendo entrambi ben attenti a non commettere il minimo errore in tal senso. Ma vi è ovviamente una comunanza d’interessi che, se non è concerto, vi si avvicina molto nella sostanza.

È ovvio per chiunque quale sia lo scopo di entrambi, ed è uno scopo sacrosanto: incrementare la redditività di Generali, ormai da anni tra le compagnie meno redditizie d’Europa. Ma in Generali comanda Mediobanca, quindi va cambiata la catena del controllo in Generali. Per fare ciò è innanzitutto necessario togliere a Mediobanca il diritto di presentare la lista del Consiglio di amministrazione di Generali. E per capirsi e raggiungere questo scopo non serve organizzare un concerto fra azionisti: è sufficiente guardarsi dritti negli occhi.

E come si fa a ritenere la norma equa così com’è, ovvero che l’Opa scatta solo se c’è concerto? Si torna a due punti fondamentali, già sollevati su queste stesse pagine: innanzitutto rendiamo più trasparente e strutturato l’acquisto di quote rilevanti in società quotate e poi riformiamo la Consob o, meglio ancora, accorpiamola alla Banca d’Italia. Sul primo punto è fin troppo ovvio che – per raggiungere livelli di rilevanza in un istituto bancario o assicurativo, o comunque in una società quotata – servano qualifiche e idee, chiare e trasparenti. È necessario cioè chiedere, a chi intenda assumere certe partecipazioni rilevanti, un piano industriale o almeno una dichiarazione d’intenti vincolante su cui si basa l’investimento.

Ne va del risparmio dei cittadini e, in casi come quelli Mediobanca e Generali, del credito al sistema Paese così come della stabilità del sistema economico. Cosa vuole fare Del Vecchio in Mediobanca? E cosa vuole fare Caltagirone? Vediamo se i loro piani coincidono? Rendiamo obbligatorio questo passaggio.

Di Bancor

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