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Inutili sortite sulle terapie intensive

L’idea di far pagare le terapie intensive ai No Vax, avanzata in questi giorni dall’assessore alla Sanità del Lazio D’Amato, è difficile da mettere in pratica ma è un modo per girare attorno al vero nodo inaffrontabile: l’obbligo vaccinale.

 

Assicura che fa sul serio, ma c’è tanto di strategico dietro le dichiarazioni dell’assessore alla Sanità del Lazio D’Amato che dice: «Faremo pagare il ricovero in terapia intensiva ai no-vax».

Il tema era stato già tirato in ballo nelle scorse settimane ma si era esaurito in un niente di fatto. Anche perché creerebbe un precedente pericoloso in un Paese dove le cure vengono garantite a tutti. Vero è però che la sua è una mossa di grande impatto, rivolta ai 250mila cittadini della sua Regione, di età compresa fra i 50 e i 75 anni, che non si sono vaccinati. Minacciare di far pagare le spese per un eventuale ricovero ha presa, più che sul senso civico, sul portafoglio e quantomeno prima bisognerebbe assicurarsi che quelli che il vaccino non l’hanno ricevuto lo abbiano fatto per una scelta deliberata e immutabile.

Già l’introduzione del Green Pass ha funzionato da sprone per gli indecisi, forse non è necessario alzare ulteriormente il livello della tensione. E poi va fatto salvo sempre il diritto a essere soccorsi, come prevede non un decreto ma il giuramento di Ippocrate. Diverso è restringere il campo alla questione terapia intensiva: i dati dimostrano come la vaccinazione nella stragrande maggioranza dei casi eviti la malattia severa mentre il ricovero in quei reparti costa intorno ai 1.500 euro al giorno per paziente. Difficile che D’Amato possa mettere in pratica il suo proposito, di certo è un modo per girare attorno al vero nodo inaffrontabile: non il prezzo delle cure ma l’obbligo vaccinale.

di Annalisa Grandi

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