app-menu Social mobile

Scarica e leggi gratis su app

Ita est

La sora Cesira e il sor Callisto – senza mai avere preso un aereo in vita loro – e tutti noi, volanti e deambulanti, abbiamo sborsato la bellezza di 13 miliardi di euro per avere la gioia di veder fallire e rifallire e ririfallire Alitalia.

S’è cimentato lo Stato, ai tempi dell’Iri, ed è fallito. Si sono cimentati i privati, dimostrando la loro incapacità e confermando l’impressione, in noi solida, che i soldi prima fatti non discendessero da meriti imprenditoriali: rifalliti.

S’è ripresentato lo Stato, perché Alitalia non sia mai si debba chiuderla: ririfallito. A tappare i buchi sempre la sora Cesira, il sor Callisto e tutti noi contribuenti. È valsa la pena di questa strage di credibilità e quattrini? Ed è finita? Temo siano due risposte negative.

Quanti ritengono ne sia valsa la pena sono convinti che un Paese a vocazione turistica non può non avere una compagnia di bandiera. Peccato che i turisti arrivassero e arrivino prevalentemente con altre compagnie, così come gli italiani che devono recarsi all’estero.

Poi ci sono quelli che ne hanno fatto una questione di prestigio: quella bandiera non possiamo ammainarla. In compenso possiamo far continuamente bancarotta, che come prestigio ne porta assai.

Altre compagnie di quel tipo, in giro per il mondo, sono finite male: se ne prende atto e si tira vanti, non ci si accanisce a pomparci quattrini.

Per i cittadini viaggiatori la grande conquista è stata la deregolamentazione europea e l’espandersi della concorrenza, che hanno portato più voli a costi più bassi. A questo giro, a questo ennesimo fallimento, la Commissione europea (sempre sia lodata) ha stabilito che no, non si può continuare con aiuti di Stato.

Noi che li finanziamo ne eravamo convinti da tempo. Così nasce Ita (Italia trasporto aereo), elidendo la testa e la coda della vecchia compagnia. Prende 2.800 lavoratori su 10.500, quindi, cari Cesira e Callisto, tocca ancora pagare per aiutare gli altri.

Avrà 52 aerei, ma se vuole anche il resto – come il marchio, la gestione bagagli, la manutenzione o il programma di fidelizzazione (MilleMiglia) – dovrà partecipare all’asta, cercando di ricomprare quel che era già in mano pubblica e crollò nel baratro. Considerato che a metterci i quattrini è ancora lo Stato, ergo i contribuenti, sarà una bella scena il partecipare a debito all’asta di quel che si possedeva.

Naturalmente c’è un piano che chiarisce come, presto, i soldi si guadagneranno benché, ora, si tratta solo di metterceli.

Non posso che unirmi a questa speranza, anche se con quelle dimensioni e dotazioni occorre essere proprio bravi per sopravvivere e guadagnare. E di bravi qua non se ne videro. Allora, se proprio si deve, almeno si faccia un patto: si nomini un garante del contribuente, uno che non sappia nulla di aerei ma sappia far di conto, e non appena l’andamento finanziario dovesse segnalare uno scostamento dalle previsioni – annunciando nuove perdite, magari con nuovi necessari aumenti di capitale (sempre pubblico) – quello alza una bandiera e o si trova una diversa compagnia per finanziarla oppure si chiede scusa e la si fa finita.

E i poveri dipendenti? Se avessimo mandato loro lo stipendio a casa, pregandoli di restarci, ci sarebbe costato assai meno. Il rischio è che Cesira e Callisto lo capiscano e si decidano a uscire loro di casa, piuttosto adirati.

 

di Davide Giacalone

LEGGI GRATIS La Ragione

GUARDA i nostri video

ASCOLTA i nostri podcast

REGISTRATI / ACCEDI

LA RAGIONE – LE ALI DELLA LIBERTA’ SCRL
Direttore editoriale Davide Giacalone
Direttore responsabile Fulvio Giuliani
Sede legale: via Senato, 6 - 20121 Milano (MI) PI, CF e N. iscrizione al Registro Imprese di Milano: 11605210969 Numero Rea: MI-2614229

Per informazioni scrivi a info@laragione.eu

Copyright © La Ragione - leAli alla libertà

Powered by Sernicola Labs Srl