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No a tutto

Manifestare il proprio pensiero è necessario e sacrosanto, ma è deleterio trasformare la libertà in frustrazione e violenza.

Non volersi vaccinare resta legittimo. Manifestare contro la campagna vaccinale è un diritto costituzionalmente tutelato. Non esiste il pensiero unico, come certificato da una rilevanza mediatica garantita al variegato universo ‘No Vax’, del tutto sproporzionata ai suoi numeri reali.

Finiamola, una volta per tutte, con lo sciocchezzario della dittatura sanitaria e dello Stato liberticida. Non c’è questo rischio, come non c’è (e con ogni probabilità non ci sarà) l’obbligatorietà dei vaccini, proprio in ossequio a quelle libertà che taluni vorrebbero schiacciate. Non esistono, dunque, rischi autoritari. Viceversa, non possiamo dirci meravigliati della deriva violenta presa da una quota – minoritaria, ma non trascurabile – di questo mondo composito, confuso e ideologizzato.

È intuitivo che chiunque semplicemente scelga di non vaccinarsi nulla abbia a che vedere con gli insulti a una giornalista o l’assalto a un gazebo. Eppure a queste stesse persone, che spesso rifiutano anche l’appellativo di ‘No Vax’, non dovrebbe sfuggire il rischio di fornire una sponda. Per quanto inconsapevole, pur sempre un terreno di coltura per chi desidera sfogare rabbia e frustrazione sociale. I vaccini, peraltro, sono solo l’ultima occasione presentatasi a chi ha sempre trovato una scusa per manifestare con violenza i propri ‘No’ a tutto.

Li conosciamo benissimo dai tempi dei ‘No Tav’, per passare ai ‘No Tap’ e approdare, infine, ai ‘No Vax’. Frange ribelliste, incapaci di disegni organici, ma non per questo meno pericolose. Anche perché accarezzate, di volta in volta, da chi non si è fatto scrupolo di cavalcarle per mera tattica elettorale. L’aggressività e la violenza vanno arginate subito, a cominciare da quella verbale dei social. La Rete, del resto, ha fornito il tam tam ideale a questi movimenti ed è online che chiunque abbia provato ad argomentare di vaccini ha dovuto sperimentare gli effetti dell’irrazionalità.

Stesso ragionamento per il Green Pass. Un provvedimento amministrativo, imperfetto per sua natura, ma scelto per provare a garantire il più ampio margine di normalità alla nostra comunità. Può essere contestato, così come saremo i primi a difendere il diritto a manifestare contro il suo utilizzo. Nell’interesse superiore del Paese e della tutela sanitaria dei singoli, però, ne faremo un uso via via più esteso.

La libertà resta e si potrà sempre scegliere di mangiare all’aperto o muoversi esclusivamente con la propria autovettura. Nulla di più. Perché anarchia e violenza non possono certo essere l’ultimo frutto avvelenato della pandemia.

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