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La Berti travolge quest’estate

Dalla contestazione ai tormentoni, vince sempre la passione e l’ironia della via Emilia

Orietta Berti si gode un’estate di trionfi nella sua bella casa emiliana. Finiti i giorni della calura, è ancora più dolce questo agosto di record e dischi di platino.

Bello viverlo fino in fondo, senza perdere contatto con la realtà: «È tutto meraviglioso – esclama con quella voce che è un viaggio nel nostro tempo – ma non è certo come nelle estati degli anni Settanta e Ottanta. Si faceva sempre festa e c’erano i soldi, quelli veri… Che tempi! Per carità, mi fa tanto piacere quello che mi è successo negli ultimi mesi, soprattutto perché improvviso. Chi se lo aspettava?» ammette con una delle sue classiche risate che sanno di via Emilia.

«“Mille” piace proprio a tutti, dai bambini ai nonni. Cantare con i giovani, poi, è una sensazione meravigliosa. Devo proprio ringraziare Fedez, Achille Lauro, la gente e la fortuna».

Orietta si prende una pausa, poi elenca i numeri di un’estate pazzesca: «Siamo a oltre 100 milioni, fra visualizzazioni e ascolti di “Mille”, ma non dimenticate che la nostra generazione era abituata alle grandi cifre. Vendere milioni di dischi era il segno del successo mentre oggi tutto è cambiato. La musica si ascolta online e io onestamente non ho ancora capito come valutare il successo di un brano e quantificare il guadagno di un artista. Ve lo dico io, che ho venduto più di dieci milioni di dischi». Riflettendo su cosa sia cambiato da allora, oltre il panorama tecnologico, non ha dubbi: «Eravamo di famiglia. Non divi. Tanto è vero che ancora oggi interi gruppi familiari vengono a salutarci, bimbi compresi».

Dall’alto dei suoi 55 anni di carriera, Orietta Berti mantiene una passione inesauribile per il suo lavoro e quando ne parla si fa seria: «Ai giovani dico sempre: le cose vanno fatte seriamente e bene. Mai con noncuranza».

Un’estate così, intanto, è un’occasione irripetibile per ragionare su cosa siano il successo e la fama: «Il successo è come l’amore, non si è mai sicuri di quanto possa durare» esclama. «Ricordate Rossella O’Hara: “Domani è un altro giorno”.

Però – e qui da Hollywood torniamo alla via Emilia – chi si accontenta, gode».
Per ribadire il concetto, aggiunge: «Quando mi ricapiterà un crack come “Mille”? Mai, ma va bene così. L’ho fatto e ne sono felice, ma senza allontanarmi dalla mia musica e dal mio modo di cantare. Fate sempre bene le cose e accontentatevi. Questo è il segreto».

Infine, un ricordo degli anni ruggenti, in cui i cantanti erano rigidamente divisi in ‘impegnati’ e non: «Io sono partita ai tempi dei Beatles, cantando canzoni d’amore, figuratevi! Andavano di moda i cantautori e noi eravamo messi un po’ da parte. Allora sapete cosa feci? D’accordo con la mia casa discografica, la mitica Polydor, mi diedi al folk.

Erano i primi anni Settanta e intercettammo la tendenza del momento. Finì che entrai anche io un po’ nel giro giusto: cantavo solo canzoni folk e andava bene così. Guai a cantare d’amore… Ci facevamo tante risate ai tempi, un po’ anche alle spalle della critica, ma era la moda di allora ed era inutile contestare.

Del resto – conclude allegra – io sono ancora qui, a “Mille”!».

 

di Diego de la Vega

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