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Se i vaccini ci fossero stati non sarei orfano

Un ragazzo che passa e si rivolge ai manifestanti, che rumoreggiano ma ascoltano.

A Lodi i no-Green Pass si sono dati appuntamento in centro. È andata come sempre: qualche volantino, il passaparola, gli annunci sui social e la piazza s’è riempita.

A giudicare dagli slogan che lanciavano, non vi erano solo manifestanti contrari alla certificazione verde: «Tutti i morti di Covid non esistono, li uccidono in ospedale», si sentiva urlare. Da quella piazza passava Marco Natali, 20 anni, arrivato lì per caso e totalmente all’oscuro di quel raduno. Sentendo quei proclami – come testimonia un video pubblicato sulla Rete da un altro passante – non ci ha più visto. Si è fatto strada fra la folla e ha preso la parola in mezzo ai manifestanti. «Ho vent’anni…». A quel punto (complice chi pensava che quel ragazzo fosse uno di loro, arrivato lì con le stesse idee negazioniste) è partito un applauso. Subito placato: «No, non applaudite, non la penso come voi» ha messo in chiaro Marco, mentre la folla si è fatta a semicerchio intorno a lui. «Il 18 marzo dell’anno scorso mio padre, che era un medico di base, è morto di Covid. L’11 marzo ho ricevuto un suo messaggio che diceva che non respirava e dopo pochi giorni ci ha lasciato. Se ci fosse stato il vaccino probabilmente lui sarebbe ancora qua…». Qualche secondo di commozione, per poi aggiungere: «E invece no».

Quel video ha fatto il giro del web. «Non sono un tipo litigioso» precisa ora Marco, un po’ scosso dal clamore che ha avuto il suo gesto.

«Nella vita tendo a farmi gli affari miei. E in effetti ci ho messo un po’ a capire quale fosse la ragione di tutta quella gente in piazza. Sulle prime ho pensato a un matrimonio, poi ho sentito le grida e quelle teorie inconcepibili. Non ce l’ho fatta. Ognuno è libero di credere ciò che vuole; diverso è mettersi a urlare in piazza che i morti per Covid, fra questi mio padre, sono tutta fantasia. Questo no: è troppo». L’intervento di questo ventenne di Lodi, che studia chimica all’Università di Ferrara, per molti è diventato un simbolo. «Mi ha colpito leggere i messaggi dei pazienti di papà. Mio padre era un professionista stimato, credeva fortemente nella medicina. So che ascoltandomi in mezzo a quella gente sarebbe stato orgoglioso di me».

Dopo quelle parole, in piazza sono piovuti insulti e frasi di disappunto dei manifestanti. Lo si vede nel video. Ma Marco se ne è andato via con la stessa disinvoltura con cui era arrivato. È invece rimasto il suo messaggio. Forse il più efficace: non perché urlato tra la folla, ma semplicemente perché vero.

 

Di Enrico Galletti

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