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Senza classe

A settembre si torna in classe, ma ancora non sono chiare le regole. A pagare saranno ancora i ragazzi e le loro famiglie.

Ci sarebbe da ridere, non fosse una questione maledettamente seria. La scuola ripartirà senza che ci sia alcuna legge sulle misure e sui controlli per il rientro in classe. Sono mesi che il ministro dell’Istruzione Bianchi dice che a settembre si torna in presenza, ma la realtà è che la norma che dovrebbe mettere un punto sulle innumerevoli questioni aperte non verrà approvata dal Parlamento in tempo per l’inizio delle lezioni, il 13 settembre in gran parte d’Italia, né tantomeno per il 1 settembre, giorno di riapertura delle scuole.

In pratica, abbiamo ascoltato mesi di discussioni senza che nessuno ritenesse necessario che le nuove regole diventassero legge in tempi utili. Così ad esempio toccherà ai presidi gestire la questione del distanziamento: il metro fra banco e banco è una raccomandazione, il che vuol dire tutto e niente. Non è automatica la Dad dove le distanze non possono essere rispettate, ma i dirigenti d’istituto possono pensare di attuarla. In sostanza, ognuno faccia quel che gli pare.

Altrettanto paradossale è la questione degli insegnanti di cui già avevamo scritto: bisognerà aspettare cinque giorni per sospendere quelli senza Green Pass, e non sarà possibile nominare un supplente prima che quel tempo sia trascorso. Davvero l’insegnante che non si è vaccinato in tutti questi mesi e che sa già che verrà sospeso se non lo fa, ha bisogno di altri cinque giorni per pensarci a lezioni iniziate?

Ma c’è dell’altro, naturalmente: al momento sembra che siano i dirigenti d’istituto a dover controllare il Green Pass, senza però poterne chiedere copia cartacea. Loro però in gran parte non ne vogliono sapere e chiedono che i controlli siano effettuati dalle Asl. Soprattutto, non vogliono saperne di essere sanzionati in caso di mancato controllo. Un nodo che non è proprio un dettaglio perché, senza una legge che stabilisca precise responsabilità, è inutile sbandierare misure contro i docenti no-vax.

E per non farsi mancare nulla siamo da capo anche sui trasporti, come se quello che è avvenuto lo scorso anno non avesse insegnato nulla. O come se sia un dettaglio stabilire modalità sicure per gli studenti che a scuola in qualche modo ci dovranno andare. Sono stati stanziati altri 600 milioni per gli scuolabus ma sarebbe folle illudersi che questo basti a risolvere il problema del sovraffollamento dei mezzi di trasporto. Eppure nessuno ha tirato fuori un’idea che abbia senso e sia praticabile.

Avremmo tanto bisogno di un po’ di ottimismo, dopo un anno e mezzo di pandemia, ma chi pronosticava che saremmo arrivati a settembre nuovamente e incredibilmente impreparati alla fine ci aveva visto lungo. Solo che a pagare saranno ancora i ragazzi e le loro famiglie.

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