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Siamo tutti influencer, ma coi social di più

Gli odierni migliori venditori di sé stessi sono gli influencer sulle affollate piazze dei social network

La categoria influencer, specie negli Usa, ha stimati gestori. Il settimanale “Time” stila la lista delle 100 persone dell’anno più influenti del pianeta, con la ‘classifica nella classifica’ di chi ha totalizzato più anni (11, Barack Obama e Xi Jinping). Nominò Albert Einstein la persona più influente del XX secolo. Altri invece fanno circolare le classifiche dei ‘più grandi influencer della storia’ (nel bene e nell’orrore).

Gli influencer ‘commerciali’ del web sono invece l’evoluzione, solo grazie ai social network, del testimonial dei media classici, che può essere una celebrità o uno di noi. Lo stesso nel web. È un vip con già un capitale iniziale di fan oppure – ed è questa la vera novità – un nessuno qualsiasi che gestisce presto e bene i social network con milioni di persone da attrarre, offrendo il proprio quotidiano di storie, foto, balli, gag e video (il cosiddetto Ugc, User generated content).

Il web si è sempre dimostrato il più efficace dei talent scout: non ci si esibisce davanti a severi registi e impresari ma al popolo dei social, che seleziona i talenti, li rende famosi o li abbatte. L’influencer sarà seguito da agenzie specializzate nel rilevarne i dati fondamentali (follower, like, condivisioni e interattività provocata), essenziali per la neo-disciplina dell’Influencer Marketing che spesso sceglie anche i micro-influencer per community mirate. All’inizio del fenomeno l’influencer, nessuno nasceva con i suoi candidi apprezzamenti su un prodotto/servizio. Incisi in frasi che parlavano d’altro. Era il capovolgimento della logica: il testimonial veniva scelto da una marca mentre adesso era questa a essere scelta dall’influencer. Sarebbe stata l’apoteosi della rete ‘democratica’. Ora, invece, è ancora scoperto dal popolo del web ma prescelto dalle aziende in base ai suoi dati online.

Nella classifica dei 50 maggiori influencer del pianeta, il primo è il calciatore Cristiano Ronaldo con 517 milioni di fan nei social network (maggio 2021). Seguono il cantante-musicista canadese Justin Bieber (455 mln di fan), la collega Ariana Grande (429 mln) e celebrità varie (cantanti e attori i più numerosi). Tutti quanti comunque con centinaia di milioni di seguaci.

I politici più ‘seguiti’ sono Barack Obama (221 mln, primo in Twitter) e il premier indiano Narendra Modi (175 mln). In Italia, troviamo in testa il neocampione Khaby Lame (nei primi 100 influencer al mondo) che su TikTok e Instagram offre surreali video muti, con cui ha superato da poco gli stranoti Chiara Ferragni e Gianluca Vacchi. L’età media dei 50 influencer più seguiti al mondo è di 38 anni, 4 della generazione Z, 33 Millennial, 10 per la generazione X e 3 Baby Boomer.

Tutti gli influencer, d’ogni stazza e categoria, sono efficaci macchine per soldi. La 23enne Kyle Jenner, celebrità della tv Usa, è la più efficiente. Ottiene in media 986mila dollari per post pubblicato. Ronaldo incassa in un anno, come influencer, più dello stipendio da calciatore. Ma anche un micro-influencer può vendere un suo post per alcune decine di migliaia di euro.

Ci sarebbe poi l’influencer Donald Trump, con più di 140 milioni di seguaci fino all’8 gennaio di quest’anno, quando venne espulso dai maggiori social network. Una decisione che ha stroncato la sua quadriennale twittocrazia (200 tweet, il suo record del 5 giugno 2020). Ma questa è un’altra storia.

 

di Edoardo Fleischner

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