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Un’emozione senza fine chiamata Cinema

Cambiano le tendenze, i gusti, le tecnologie. A non passare mai di moda è solo il talento. Al via la 78ª Mostra di Venezia.

Da domani fino all’undici settembre “La Ragione” sarà al Lido di Venezia in occasione della 78ª Mostra del cinema, il più importante evento ricorrente che si tenga in Italia. La Mostra, al netto di una pur sacrosanta attenzione al lato glamour del grande schermo e dei suoi protagonisti, resta una straordinaria opportunità per fare il punto sulle tendenze culturali e sociali più significative colte dal mondo del cinema. Da questo punto di vista, Venezia è un’occasione irrinunciabile per comprendere i mutamenti dei gusti e delle mode, anche nel nostro Paese. Nonostante l’impetuoso avanzare dei cosiddetti new media e gli investimenti sempre più massicci nelle produzioni strettamente destinate alla fruizione televisiva (per tacere degli effetti a medio e lungo termine della pandemia), il grande schermo è ancora un termometro affidabile del costume e della sua evoluzione.

Lo racconteremo, nei prossimi giorni, dalla lounge della Fondazione Ente dello Spettacolo, nel cuore pulsante della Mostra, l’hotel Excelsior del Lido. Un vero e proprio set naturale prestato alla settima arte. Perché la potenza evocativa del cinema resta inarrivabile. Emozioni primordiali, che affondano nella memoria di ciascuno di noi, di quando fummo portati per la prima volta in una grande sala, davanti a un gigantesco schermo bianco. Magari non era neppure così grande, ma ai nostri occhi di bambino appariva enorme, fino alla magia del buio e all’esplosione di immagini e suoni. Nonostante tutti i cambiamenti tecnologici, con inevitabili riflessi nei gusti e nelle abitudini di tutti, quella potenza resta. Chi pensava che sarebbe stata banalizzata dalla fruizione sui nuovi display portatili si sbagliava di grosso. Perché il cinema è sicuramente legato a doppio filo alla dimensione tradizionale da sala, ma la sua forza è e resta emotiva.

L’aspetto tecnologico è fondamentale, ma chi ha provato a sostituire il cuore con gli effetti speciali – dai tempi della stop-motion alla grafica fotorealistica di oggi – ha sempre fallito. Il motivo è semplice ed è quello che spinge da ormai oltre 100 anni una moltitudine di esseri umani – diversissima per estrazione, gusti e cultura – a chiedersi quale storia (dunque, essenzialmente, quale emozione) risulterà vincente e quale attore riuscirà più di ogni altro a farcela vivere.

Questo articolo è accompagnato dall’immagine di uno dei più grandi interpreti della storia del cinema, Paul Newman, la cui apparizione alla Mostra di Venezia del 1963 è rimasta scolpita nella memoria di un paio di generazioni. Abbiamo scelto lui, perché in quest’epoca di immagini e personaggi bruciati nel volgere di poche ore, in un’era di successi effimeri legati a un’inconsistente apparenza, vale sempre la pena ricordare che è esistito un Paul Newman. Inarrivabile. Prendiamone coscienza e ricordiamolo a chi crede di aver inventato qualcosa con un paio di post. Viviamo rilassati e godiamoci il prossimo film.

di Marco Sallustro

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