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Va eccome

Professionalità, dedizione al proprio lavoro e una passione totalizzante: Orietta Berti.

Si possono attraversare mode e decenni, si può sperimentare il successo negli anni ‘60 e ‘70, quando lo spettacolo era rigidamente diviso fra artisti impegnati politicamente e non (e lei non era fra gli ‘impegnati’). Si possono vendere decine di milioni di dischi e ritrovarsi regina dell’estate nel terzo millennio. Cantando “Mille” al fianco di Fedez e Achille Lauro. Bravi e scaltri a individuare un grande nome con cui sparigliare le carte del tormentone dell’estate e oggi sorpresi di essere stati un po’ oscurati da questa artista senza tempo. Si può fare tutto questo, restando fedele a un’idea di Paese costantemente lontana da quella che va per la maggiore. Si può essere così, se sei Orietta Berti e se incarni l’immagine della professionalità, della dedizione al proprio lavoro e di una passione totalizzante.

Dedichiamo queste righe a un’artista che non ha mai lanciato tendenze né si è mai mostrata interessata a farlo. Che non ha abbracciato, per convenienza o convinzione, una parte politica, che ha trascorso un’intera esistenza al fianco del marito, 54 anni ignoti al gossip. Elementi che in Italia sono in realtà molto più presenti di quanto si pensi. Pensate alla politica: la Berti ha passato anni a cantare anche alle Feste dell’Unità, inseguita dall’immagine della perfetta democristiana degli anni che furono. Per finire arruolata dalle falangi craxiane, “Fin che la barca va”, titolo di uno dei suoi grandi successi commerciali. Tutto questo non è annusare il vento che tira di stagione in stagione. È fare ciò che si sa fare e farlo molto bene, non smettere mai di studiare, migliorarsi, confrontarsi con mondi lontani. Come con Fedez e Lauro.

Orietta Berti ha passato anni a perfezionarsi, prima di affrontare le canzoni della grande tradizione napoletana. In questo atteggiamento, c’è l’Italia che più ci piace. Consapevole, ma modesta. Disponibile, ma non succube. Allegra, ma professionale. Capace ancora di stupirsi, dopo decenni di successi. L’abbiamo sentita, durante un live pochi giorni fa in Sardegna, concedersi un momento di sincerità. «L’altro giorno – ha raccontato – mi è arrivato a casa il Disco di platino per “Mille”. Ne ho vinti altri in carriera, ma questo sarà l’ultimo, un regalo della vita. Inaspettato e meraviglioso. Ora tocca ad altri portare avanti questo lavoro che ho amato e continuo ad amare alla follia».

Da un poeta rock, Bruce Springsteen, lontano apparentemente galassie, prendiamo a prestito un verso che sembra descrivere la parabola umana e professionale di Orietta Berti: «You can’t start a fire without a spark». Non puoi accendere un fuoco senza una scintilla.

di Fulvio Giuliani

 

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