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Vaccino, obbligo o no servono regole praticabili

Una decisione chiara e sensata che non può essere rimandata oltre.

La Fda, agenzia del farmaco americana, ha ufficialmente approvato il vaccino anti Covid. Quando ho letto la notizia, sono rimasto perplesso: ma non lo avevano già approvato nove mesi fa? In effetti, l’ok iniziale era “per uso di emergenza”; ora, dopo aver inoculato globalmente cinque miliardi di dosi, il vaccino è finalmente approvato per “uso normale”.

Può sembrare un sofisma, ma la decisione della Fda è in grado di facilitare scelte politiche che rendono di fatto obbligatorio il vaccino; possibili misure certamente attuali in America, dove si continuano a registrare ben oltre centomila contagi e mille morti per Covid al giorno.

A mancare non sono i vaccini, ma la disponibilità di un terzo della popolazione ad accettarli. Anche in Italia si discute, ora che oltre il 70% della popolazione adulta è vaccinata, della possibilità di imporre un obbligo vaccinale alla porzione restante. Lo chiede ad esempio la Cisl, immagino per evitare che il sindacato sia costretto a scegliere fra la salute pubblica e le resistenze dei suoi assistiti no-vax.

Premesso che non mi sembra concepibile immaginare una vaccinazione forzosa, cioè effettuata su adulti non consenzienti, il problema non sta tanto nel decidere se sia giusto o meno introdurre per legge (o decretazione d’urgenza, visto che nel caso in esame l’urgenza è indubbia) un obbligo di vaccinarsi contro il Covid, ma quali misure la legge dovrebbe contemplare per imporsi concretamente.

Ad esempio, si può immaginare che i dipendenti che rifiutano il vaccino debbano automaticamente essere sospesi dal lavoro e dallo stipendio? Soltanto nel settore pubblico o anche nel privato? I negozi il cui titolare rifiuta il vaccino devono chiudere bottega? I professionisti no-vax devono sospendere le attività, anche in telelavoro? I non vaccinati non potranno più utilizzare trasporti pubblici?

La scelta peggiore, a mio parere, è quella di rimandare una decisione precisa in materia: entro un mese, direi, in Italia quasi tutti gli adulti che desiderano vaccinarsi lo avranno già fatto, e il problema residuo da risolvere è dunque quello di ridurre al massimo la percentuale degli obiettori. Il secondo possibile errore consisterebbe nell’introdurre per legge un obbligo teorico, non accompagnato da dettagli sufficienti a renderlo largamente effettivo, in quanto mancanti di chiarezza, ragionevolezza, sanzioni efficaci e controlli sistematici realisticamente eseguibili.

Insomma, occorre una norma chiara, sensata, non scritta in ‘burocratese’, di immediata applicazione ma con un periodo transitorio di durata coerente con l’obiettivo perseguito.

di Ottavio Lavaggi

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