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Vergognosi risultati dell’Italia

Giustizia (in)civile.

Al 54mo posto. Prima di noi ci sono (con rispetto parlando) il Ruanda, il Kazakistan, l’Algeria e troppe altre nazioni. Certo, manca l’Afghanistan, ma per motivi facili da comprendere: di questi tempi hanno ben altri problemi.

La classifica è quella della giustizia civile 2020 nel mondo, il WJP Rule of Law Index elaborato dal World Justice Project, organizzazione internazionale promossa dall’associazione degli avvocati americani e considerata del tutto autonoma. Il suo scopo dovrebbe essere misurare la certezza del diritto, la trasparenza e gli equilibri tra le istituzioni nei diversi Stati.

Guardando la posizione dell’Italia, il pessimismo è d’obbligo. In cinque anni, dal 2015 a oggi, il nostro Paese è infatti riuscito a precipitare dal 36mo al 54mo posto. Una caduta libera che dal punto di vista della fiducia in chi ci osserva dall’estero, magari per riflettere se investire da noi, si traduce in un facile «Meglio di no…».

I tempi dei processi sono troppo lunghi, e questo è un problema. Una miscela che diventa un vero incentivo ad andare da altre parti a portare i propri soldi se teniamo poi conto del fatto che sulla esecuzione delle sentenze (quando arrivano) pesa comunque l’incertezza.

In un momento in cui gli italiani stanno provando a compiere uno sforzo immane per uscire dalla palude della crisi e del Covid, questa classifica il ministro della Giustizia Marta Cartabia dovrebbe incorniciarsela in ufficio, alla parete dietro la sua scrivania. Per cambiare. Di tempo ne abbiamo perso già troppo.

 

di Jean Valjean

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