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Donald Trump, il Presidente più ondivago del mondo

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Negli ultimi giorni, abbiamo provato a ragionare più volte sull’inconsistenza strategica di Donald Trump. Apparso sempre al traino degli eventi, mai in grado di dominarli

Donald Trump, il Presidente più ondivago del mondo

Negli ultimi giorni, abbiamo provato a ragionare più volte sull’inconsistenza strategica di Donald Trump. Apparso sempre al traino degli eventi, mai in grado di dominarli

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Donald Trump, il Presidente più ondivago del mondo

Negli ultimi giorni, abbiamo provato a ragionare più volte sull’inconsistenza strategica di Donald Trump. Apparso sempre al traino degli eventi, mai in grado di dominarli

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Negli ultimi giorni, abbiamo provato a ragionare più volte sull’inconsistenza strategica di Donald Trump. Apparso sempre al traino degli eventi, mai in grado di dominarli. Valutazioni, considerazioni e giudizi sempre opinabili, ci mancherebbe.

È bastato solo attendere, però, per avere la conferma dal Presidente degli Stati Uniti d’America in persona. Non da qualche giornalista sinistrorso o troppo “liberal”, come amano ripetere gli ultras Maga che non mancano anche da noi.

È stato The Donald, infatti, a imprecare in mondovisione contro Iran e Israele – e già qui ci sarebbe da morire dal ridere, se non fosse una cosa terribilmente seria, nel vedere messi sullo stesso piano gli storici amici e gli storici nemici – ricorrendo alle classiche parolacce gergali Made in Usa, quando ha visto con orrore i rispettivi governi fare un po’ come pareva loro. Rifiutarsi di seguire i dettami del grande stratega con vista sul Premio Nobel per la Pace.

Un Presidente degli Stati Uniti che si riduce a urlare nei microfoni: “Ma cosa c**** state facendo?“ è la certificazione plastica e incontestabile della sconcertante insipienza strategica della Casa Bianca.

Donald Trump, una giravolta via l’altra

Una giravolta via l’altra. In 36 ore siamo passati dall’accenno chiaro al cambio di regime in Iran, alla tregua propedeutica a una pace storica per l’intero Medio Oriente (vasto programma), al “Ma che c**** state facendo?“.

Poi in qualche modo ci si acconcia, ma negli Stati Uniti – ancora una volta non fra iraniani o russi – si fa notare sempre più ad alta voce che i bombardamenti americani avrebbero ritardato al massimo di qualche mese il programma nucleare iraniano. Ah, di cambio di regime non si parla più. Ça va sans dire.

È il caos, molto ben disorganizzato.

di Fulvio Giuliani

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