Usa-Iran, braccio di ferro nello Stretto di Hormuz. Trump: “Teheran vuole un accordo”
Blocco navale con la prospettiva di nuovi negoziati e il rischio di attacchi mirati. Il braccio di ferro tra Donald Trump e l’Iran si sposta tutto nello Stretto di Hormuz
Usa-Iran, braccio di ferro nello Stretto di Hormuz. Trump: “Teheran vuole un accordo”
Blocco navale con la prospettiva di nuovi negoziati e il rischio di attacchi mirati. Il braccio di ferro tra Donald Trump e l’Iran si sposta tutto nello Stretto di Hormuz
Usa-Iran, braccio di ferro nello Stretto di Hormuz. Trump: “Teheran vuole un accordo”
Blocco navale con la prospettiva di nuovi negoziati e il rischio di attacchi mirati. Il braccio di ferro tra Donald Trump e l’Iran si sposta tutto nello Stretto di Hormuz
Ore 21.12
Israele e Libano hanno avuto “discussioni produttive” nei colloqui di Washington ospitati e mediati dagli Stati Uniti. Lo si apprende da una dichiarazione congiunta, citata dal New York Times, in cui viene espresso il sostegno americano a ulteriori colloqui con la convinzione che “qualsiasi accordo per la cessazione delle ostilità deve essere raggiunto tra i due governi, con la mediazione degli Stati Uniti, e non attraverso un percorso separato”.
Ore 21.09
Israele, Libano e Stati Uniti hanno diffuso una dichiarazione congiunta dopo i colloqui di Washington, affermando che “tutte le parti hanno concordato di avviare un processo di negoziato diretto in luogo e momento da definire, riguardo alla sua forma”.
Secondo la dichiarazione americana, citata da Ynet, gli Stati Uniti “sostengono i piani del governo libanese per ripristinare il monopolio delle armi e porre fine all’influenza iraniana interna, nonché il diritto di Israele a difendersi”. Da parte israeliana si afferma inoltre che Israele “ha espresso il proprio sostegno allo smantellamento di tutte le organizzazioni armate non governative e delle infrastrutture terroristiche in Libano, e ribadisce il proprio impegno a lavorare con il governo libanese per raggiungere questo obiettivo”.
Ore 19.29
Il Pakistan sta spingendo per organizzare in settimana il secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran, nella speranza di sfruttare lo slancio derivante dallo scorso incontro a Islamabad tra le delegazioni guidate dal vicepresidente americano Jd Vance e il presidente del Parlamento iraniano, Mohammed Bagher Ghalibaf. Lo riferiscono al New York Times tre funzionari pakistani.
Ore 18.17
Hezbollah rivendica attacchi con razzi contro 13 località nel nord di Israele, sferrati proprio nei minuti in cui a Washington iniziavano i colloqui tra gli ambasciatori di Libano e Israele negli Usa. Il Partito di Dio, riportano i media libanesi, afferma di aver preso di mira Kiryat Shmona, Metula e altre località con “raffiche di razzi lanciati in contemporanea”.
Ore 17.46
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha aperto alla possibilità di tenere un nuovo round di colloqui con l’Iran in Pakistan. “Nei prossimi due giorni potrebbe succedere qualcosa, e siamo più propensi ad andare lì”, ha dichiarato al New York Post, parlando delle prospettivi dei colloqui con Teheran. “È più probabile e sapete perché? Perché il feldmaresciallo sta facendo un grande lavoro”, ha aggiunto Trump, riferendosi al feldmaresciallo del Pakistan, il generale Asim Munir.
“È fantastico e quindi è più probabile che torniamo lì. Perché dovremmo andare in un Paese che non c’entra nulla?”, ha proseguito il presidente Usa, ribadendo la possibilità che i nuovi colloqui possano tenersi nel Paese asiatico.
Pochi minuti prima, sempre al Post, Trump aveva invece negato che un eventuale nuovo round potesse tenersi in Pakistan. “Probabilmente andremo in un’altra località. Abbiamo già in mente un’altra sede”, aveva assicurato. Alla domanda se gli Stati Uniti stessero considerando la Turchia come possibile destinazione, viste le sue relazioni sia con gli Stati Uniti che con l’Iran, Trump aveva risposto: “No, preferiamo una località più centrale. L’Europa, forse”.
Ore 8.00
L’Iran, nei negoziati che si sono svolti a Islamabad, ha proposto agli Stati Uniti di sospendere per cinque anni l’arricchimento dell’uranio, come condizione per arrivare a un accordo di pace. Ma il presidente americano Donald Trump, che tramite il suo vice JD Vance aveva chiesto una ”sospensione” di 20 anni di tutte le attività nucleari, ha respinto l’offerta. Lo scrive il New York Times citando due alti funzionari iraniani e un funzionario americano a condizione di anonimato.
Ci sono altre questioni che incombono sui negoziati, tra cui il ripristino della libera navigazione nello Stretto di Hormuz e la fine del sostegno iraniano a gruppi come Hamas e Hezbollah. Ma il rifiuto dell’Iran di abbandonare le sue ambizioni nucleari, smantellare la sua enorme infrastruttura atomica e trasferire le sue scorte di combustibile fuori dal paese è sempre il punto centrale della controversia.
Il fatto che le due parti stiano discutendo sulla durata della sospensione delle attività nucleari suggerisce che potrebbe esserci spazio per un accordo e i negoziatori potrebbero incontrarsi nuovamente nei prossimi giorni. Funzionari della Casa Bianca hanno affermato che nessun incontro è stato ancora definito, ma che si sta discutendo di un altro round di negoziati diretti.
Ore 7.00
Blocco navale con la prospettiva di nuovi negoziati e il rischio di attacchi mirati. Il braccio di ferro tra Donald Trump e l’Iran si sposta tutto nello Stretto di Hormuz, la via fondamentale per il 20% del commercio mondiale. Teheran paralizza il braccio di mare da settimane, consentendo il passaggio di poche petroliere ‘privilegiate’, con effetti sulle quotazioni del greggio e sui prezzi dei carburanti che – in numerosi paesi, Italia compresa – rischiano di aumentare ulteriormente nel quadro ad alta tensione.
Il blocco navale di Trump
Da lunedì 13 aprile, gli Stati Uniti bloccano il braccio di mare: non si entra e non si esce dai porti iraniani, la Repubblica islamica non può esportare petrolio e gas. E’ una prova di forza, dopo il fallimento dei negoziati di sabato scorsoin Pakistan: tra una settimana, il 21 aprile, scade formalmente la tregua di 14 giorni.
“La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente annientata: 158 navi. Quelle che non abbiamo colpito sono le loro poche, come le chiamano loro, ‘navi da attacco veloce’, perché non le consideravamo una minaccia significativa. Avviso: se una qualsiasi di queste navi si avvicinerà anche solo minimamente al nostro blocco, verrà immediatamente eliminata, con lo stesso sistema di uccisione che usiamo contro i trafficanti di droga sulle imbarcazioni in mare. È rapido e brutale”, dice Trump.
La barriera americana nel Golfo
Secondo il Wall Street Journal, gli Usa hanno schierato almeno 15 navi. Tra i mezzi impiegati figurano una portaerei, diversi cacciatorpediniere lanciamissili, una nave d’assalto anfibio e altre unità della Marina, in grado di far decollare elicotteri per operazioni di abbordaggio e di scortare le navi commerciali verso aree prestabilite, impedendo loro di proseguire la rotta.
Per il presidente degli Stati Uniti, la strategia funziona: “Siamo stati chiamati dall’altra parte. Vogliono assolutamente fare un accordo. Ci hanno chiamato le persone giuste e appropriate e vogliono un accordo”, afferma il numero 1 della Casa Bianca. L’Iran non conferma, da Teheran nessuna comunicazione su nuovi contatti per riaccendere il dialogo. “Adesso c’è il blocco navale e non ci sono combattimenti. L’Iran non sta facendo assolutamente alcun affare: e faremo in modo che le cose restino così. Non mi piaceva vedere navi uscire da lì, perché vuol dire che erano in affari con loro”, dice Trump scommettendo sull’efficacia del pressing.
L’Iran non si piega: le minacce di Teheran
L’Iran risponde al blocco con accuse e minacce. Per il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, Khatam al-Anbia, l’ordine di Trump “illegale e costituisce pirateria”. L’Iran implementerà “un meccanismo permanente per il controllo di Hormuz a causa delle minacce”.
“Nessun porto nel Golfo Persico e nel Mare dell’Oman sarà al sicuro”, avvertono i Pasdaran. “La sicurezza dei porti nel Golfo Persico e nel Mare dell’Oman è una questione che riguarda tutti o nessuno”, dice un portavoce, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Isna. La Repubblica islamica apparentemente non si piega ed è pronta alla sfida, con la consapevolezza che il blocco produrrà un ulteriore aumento dei prezzi: “Godetevi gli attuali prezzi, presto rimpiangerete la benzina a 4-5 dollari” al gallone, dice il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, rivolgendosi agli Stati Uniti. Il messaggio in realtà può essere esteso a numerosi altri paesi, Italia compresa, che rischiano di vedere aumentare il costo di benzina e diesel.
Il dialogo dietro le quinte e la proposta americana
Al netto di dichiarazioni e messaggi social, dietro le quinte il dialogo prosegue grazie alla mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia. “Non siamo in una situazione di stallo totale. La porta non è ancora chiusa. Entrambe le parti stanno negoziando. È un vero e proprio bazar”, dice a Axios una fonte. Trump dice e ripete che l’obiettivo prioritario non cambia: l’Iran deve rinunciare al programma nucleare. Teheran dispone di 440 chili di uranio arricchito al 60%. Mancano pochi step, relativamente semplici, per raggiungere la soglia del 90% necessaria per l’utilizzo del materiale in ambito militare. Il blocco navale, nella strategia di Washington, è uno strumento di pressione per riportare la Repubblica islamica al tavolo e riaprire il ‘dossier atomico’: gli Stati Uniti, secondo Axios, nei colloqui di Islamabad hanno proposto all’Iran una moratoria di 20 anni sull’arricchimento dell’uranio.
L’Iran ha rilanciato con una controproposta limitata a un periodo “a una sola cifra”, inferiore quindi a 10 anni, secondo quanto riferito da un funzionario Usa e da una fonte informata sui colloqui. Le divergenze sul programma nucleare iraniano restano il principale ostacolo a un accordo, spiegano le fonti, e sono alla base dello stallo negoziale. Washington chiede anche la rimozione dalla Repubblica islamica di tutto l’uranio altamente arricchito, mentre Teheran si è detta disponibile solo a un “processo monitorato di diluizione” del materiale. La speranza dei mediatori è che, con il loro lavoro, si possa arrivare a un nuovo round di negoziati prima del 21 aprile, quando scadrà il cessate il fuoco.
Nuovo attacco possibile, Israele si prepara
Trump non esclude una ripresa delle operazioni militari. Il presidente e i suoi consiglieri stanno valutando la possibilità di attacchi limitati contro l’Iran: secondo il Wall Street Journal, i raid dovrebbero servire per spingere Teheran a posizioni più soft in ambito negoziale. Meno probabile una fase 2 ‘totale’ dell’operazione Epic Fury, con il concreto rischio di provocare un conflitto prolungato con effetti dirompenti per l’intera regione.
Alla finestra c’è Israele, che attende sviluppi. “La tregua potrebbe finire da un momento all’altro”, dice il premier Benjamin Netanyahu, che basa le sue considerazioni in particolare sui colloqui con il vicepresidente americano JD Vance, capodelegazione nei colloqui di Islamabad. Per gli Usa, dice il primo ministro, la questione centrale è “rimuovere tutto il materiale nucleare arricchito e garantire che non ci sarà alcun arricchimento nei prossimi anni, per decenni, all’interno dell’Iran. Questo è il loro obiettivo e ovviamente è importante anche per noi“.
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