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I quattro lampi azzurri che fecero l’Impresa

La vittoria nella 4×100 è figlia di grandi atleti e di un grande gioco di squadra. Grazie Lorenzo, Marcell, Fausto e Filippo per averci portato sul tetto del mondo!

Non svegliateci da questo sogno a occhi aperti, lasciateci cullare quanto più a lungo possibile in queste magiche giornate di sport. Trionfare nella 4×100 alle Olimpiadi, dopo aver visto un azzurro sfrecciare davanti a tutti nei 100 metri, va oltre le più sfrenate fantasie e ambizioni.

Per quanto la prestazione in batteria di Patta, Jacobs, Desalu e Tortu avesse fatto chiaramente intendere le enormi potenzialità del quartetto, quasi non volevamo sperare tanto. Temevamo di incappare nella hybris, la maledizione scatenata dagli Dei greci sugli umani che osavano pretendere troppo, nella vita terrena.

Grazie al cielo, i nostri quattro velocisti se ne sono altamente fregati di ciò che dicevano la tradizione e la storia dello sprint, scommettendo che questa volta gli Dei dell’atletica avrebbero guardato a noi e andandosi a prendere una medaglia d’oro inimmaginabile alla vigilia dei Giochi.

In pista, però, questa è apparsa la logica conseguenza di uno stato di forma perfetto dei quattro, unito a una preparazione tecnica dei cambi impeccabile. Prima di parlare dei singoli, infatti, non si deve mai dimenticare che la staffetta veloce non è una semplice sommatoria di grandi velocisti, ma un sapiente mix di caratteristiche e severa applicazione di metodi di allenamento.

Il disastro degli Stati Uniti, autoeliminatisi in batteria, è la prova regina di quanto scritto. Nel loro caso, ancora più grave, perché non è certo la prima volta che gli statunitensi si crogiolano nel loro sconfinato talento senza curare a sufficienza l’amalgama del team e la fragile macchina dei cambi.

Nel caso della magnifica Italia di ieri, abbiamo schierato in prima e terza frazione Lorenzo Patta e Fausto Desalu, i due nomi meno noti ai più, perfetti interpreti delle delicatissime curve. Il campione olimpico dei 100 metri, Marcel Jacobs, secondo logica sarebbe dovuto andare in ultima frazione, ma in seconda – sul rettilineo opposto al traguardo – ha letteralmente arato la pista, lanciando la nostra staffetta verso l’incredibile.

Arriviamo, così, all’uomo-copertina di una dolcissima serata giapponese: Filippo Tortu. In quarta e ultima frazione, è stato più che perfetto. Partito secondo, ha recuperato la Gran Bretagna, risucchiandola negli ultimi 30 metri con una progressione che ha ricordato il Pietro Mennea di Mosca ’80 sui 200. Tortu, primo italiano a essere mai sceso sotto la barriera dei 10 netti sui 100, ha vissuto una stagione complessa, resa psicologicamente più ardua dall’esplosione di Jacobs, fino alla pazzesca finale dei 100 di domenica.

La concorrenza aiuta a crescere, ma presenta anche dei conti salati, nei sensibili meccanismi di atleti di questo calibro. Nell’esplosione finale di ieri, è come se Filippo avesse liberato tutta l’energia compressa in mesi difficili, riannodando il filo delle proprie certezze. Non è certo un caso che sia apparso letteralmente travolto dall’emozione, subito dopo lo storico risultato.

In quelle mani nei capelli, appena tagliato il traguardo, c’era qualcosa in più dell’incredulità per un oro leggendario. Vogliamo credere che Tortu, in quegli istanti meravigliosi, si sia detto solo una cosa: «Mamma cosa hai fatto, sei un grande!».

Perché è esattamente quello che avremmo voluto urlargli tutti, vedendolo finalmente libero di volare al meglio delle sue possibilità. Siamo svegli, ma continuiamo a sognare Lorenzo, Marcell, Fausto e Filippo ballare sul mondo.

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