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Quel dolore che è uguale per tutti

In molti lo hanno definito «il migliore della sua generazione». Eppure gli encomi e le lodi per le doti artistiche di Libero De Rienzo, l’attore di “Santa Maradona” stroncato da un infarto a 44 anni il 15 luglio, sono ora sovrastate dalle speculazioni sulla sua scomparsa.

La Procura di Roma indaga «per morte in conseguenza di altro reato», in casa sono state trovate tracce di eroina, il suo cellulare è stato sequestrato. E mentre la famiglia prova a invocare il silenzio, ovunque si cercano spiegazioni che diano un senso a quella che comunque resta una tragedia.

Sappiamo, perché è stata la moglie a raccontarlo, che in passato De Rienzo aveva avuto problemi con la cocaina, ma quello che scuote è la scomparsa di un attore giovane, molto amato, stimato dai colleghi, con due bambini piccolissimi. Una persona nel pieno di una carriera, quella cinematografica, che appare ricoperta di un’immagine patinata che a volte sembra rendere tutto più semplice. E invece non è così.

L’ombra della droga è qualcosa con cui nessuno può convivere, neanche quelli che appaiono ammantati dell’aura dei divi. Perché il cuore di Libero De Rienzo abbia smesso di battere, e se quell’eroina trovata nel suo appartamento ne sia stata la causa, lo accerterà la magistratura. A noi il compito di non trasformare questa tragedia in un inseguirsi di speculazioni.

Di fronte a un dramma, chiunque riguardi, l’atteggiamento corretto resta quello del rispetto del dolore di una famiglia. Un dolore uguale a quello di tutti gli altri.

 

di Gaia Bottoni

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