Morgan Icardi e il suo Bach: “Assume un nuovo significato nel tempo”
Pianista e direttore d’orchestra tra i più giovani della sua generazione, Morgan Icardi ha pubblicato il 17 aprile le sue “Goldberg Variations” di Bach
Morgan Icardi e il suo Bach: “Assume un nuovo significato nel tempo”
Pianista e direttore d’orchestra tra i più giovani della sua generazione, Morgan Icardi ha pubblicato il 17 aprile le sue “Goldberg Variations” di Bach
Morgan Icardi e il suo Bach: “Assume un nuovo significato nel tempo”
Pianista e direttore d’orchestra tra i più giovani della sua generazione, Morgan Icardi ha pubblicato il 17 aprile le sue “Goldberg Variations” di Bach
A diciannove anni c’è chi comincia appena a capire quale strada prendere. Morgan Icardi, invece, quella strada l’ha già imboccata con una lucidità e una maturità fuori dall’ordinario. Pianista e direttore d’orchestra tra i più giovani della sua generazione, diplomato in Direzione d’Orchestra al triennio accademico della Scuola Civica Claudio Abbado di Milano, dove è stato il più giovane studente di sempre, Icardi arriva il 17 aprile con “Goldberg Variations”.
Il disco, ci racconta, nasce da “una nuova interpretazione, una rivalutazione di quello che un’opera di Bach come le ‘Goldberg’, importantissima e già stabilita nel repertorio, possa contribuire al mondo artistico contemporaneo”. Il cuore del progetto sta proprio qui: nel far dialogare una pagina del passato con il presente, senza irrigidirla nella tradizione ma lasciandola vivere dentro il mondo di oggi: “Un pezzo di Bach non diventa mai obsoleto, però assume un nuovo significato nel tempo, in base ai nuovi temi, alle nuove condizioni, alle nuove vite che si formano”.

Icardi lega la sua lettura delle “Variazioni” a ciò che ci circonda ogni giorno, tra social, internet e algoritmi e in questo quadro Bach gli appare come una forma di resistenza: “Il nostro mondo contemporaneo è veramente definito dalla velocità”, osserva, e proprio per questo la struttura delle “Goldberg” gli sembra oggi ancora più eloquente: “Bach dà forma a questa grande libertà che si esprime attraverso la ripetizione che è espressione di una grandissima libertà, partendo da un materiale semplice e anche breve”. Il nuovo album arriva dopo concerti e residenze in Italia e in Europa e dopo l’esordio con “Mozart Across Boundaries”, accolto con entusiasmo dalla critica. Ma tra i due lavori, sottolinea, il passaggio è netto: “Cerco di migliorare costantemente. Non mi trovo mai in uno stato di piena soddisfazione”. E se in Mozart, spiega, “il messaggio era proprio implicito nella musica fin dalla sua creazione”, con Bach “il processo è stato diverso”: non un semplice ritrovamento, ma una presa di coscienza più profonda del significato che questo repertorio può assumere oggi. Colpisce anche la lucidità con cui guarda al proprio percorso, senza retorica e senza compiacimento. Alla domanda su quando abbia capito che il pianoforte sarebbe stato la sua strada, risponde così: “Ho trovato una nuova dimensione all’interno di questa pratica quando ho incontrato il mio maestro di pianoforte”.
Ma subito dopo allarga il discorso: “Secondo me è rimasto un po’ quello che era, cioè un grande interesse verso una pratica. Non è quello che siamo qui per fare? Sviluppare un interesse che permane per una vita, svilupparlo al meglio che si può e trovare un significato molto personale”. E quando parla a chi comincia oggi: “Non ho molti consigli da dare”, premette, “perché io ho seguito la mia strada e sono consapevole che non può funzionare per tutti, perché siamo tutti diversi, siamo tutti unici”.

Però un’indicazione la lascia, ed è tutt’altro che banale: “Un consiglio che mi sento di dare è quello della concentrazione. L’interesse è molto volatile: un giorno può esserci, un giorno può esserci meno. La cura per questa grande volatilità secondo me è proprio la conoscenza”. Perché, spiega, “è molto più intuitivo, molto più facile, essere interessati a qualcosa che in parte si conosce”. E allora il suo invito è semplice e forte insieme: “Iniziare, con molta determinazione, fiducia in sé stessi, e vedere come si sviluppa questo interesse”. A diciannove anni molti talenti colpiscono per precocità. Morgan Icardi impressiona per qualcosa di ancora più raro: la chiarezza del pensiero, il peso delle parole, la naturalezza con cui tiene insieme studio, visione e responsabilità.
di Federico Arduini
La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!
- Tag: musica
Leggi anche
Record Store Day 2026: il vinile non si scrolla. Se lo fai, ti perdi quello che sta per succedere – intervista a Gianluca Costella
Litfiba e i 40 anni di “17 Re”: “Non un’operazione nostalgia. Non abbiamo mai avuto paura di schierarci”
Arisa racconta “Foto Mosse”: “Un abbraccio profondo a chi si sente fuori posto”