Plasma racconta il suo Ep “Perdigiorno”: “È un pezzo di vita”
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Plasma per l’uscita del suo primo Ep dopo l’esperienza ad Amici “Perdigiorno”
Plasma racconta il suo Ep “Perdigiorno”: “È un pezzo di vita”
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Plasma per l’uscita del suo primo Ep dopo l’esperienza ad Amici “Perdigiorno”
Plasma racconta il suo Ep “Perdigiorno”: “È un pezzo di vita”
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Plasma per l’uscita del suo primo Ep dopo l’esperienza ad Amici “Perdigiorno”
Lasciata alle spalle l’esperienza ad Amici, per Plasma è già tempo di misurarsi con il passaggio più delicato: trasformare la visibilità in identità, l’occasione in percorso, il momento in una direzione precisa. Il primo passo si chiama “Perdigiorno”, il nuovo EP in uscita oggi. Sette tracce per iniziare a raccontarsi davvero, non con la pretesa di fermare un’unica fotografia, ma con l’urgenza di mettere insieme frammenti diversi di un tempo che cambia. È lo stesso artista a spiegarlo con chiarezza: “Ho fatto una selezione da tantissime tracce che avevo da parte. Ce ne sono alcune che risalgono a due anni fa e alcune che ho scritto all’interno del programma”. A tenere unito il progetto, però, non è la vicinanza cronologica dei brani, ma una “coerenza di suono, coerenza lirica e concettuale” che restituisce al disco una fisionomia compatta.

Dentro “Perdigiorno” convivono i tre brani presentati durante il percorso ad Amici – la title track, “Perdere Te” e “Segreto” – insieme al nuovo singolo “Colore”, che Plasma indica come una canzone decisiva nel proprio cammino: “L’ho scritta proprio in un momento in cui ero un po’ perso”, racconta. “Quella canzone lì in realtà mi ha fatto dire: ok, questa è la tua strada, continua”. È un passaggio importante, perché dice molto del modo in cui Plasma vive la scrittura: non come semplice esercizio stilistico, ma come strumento di comprensione di sé, quasi come un luogo in cui leggere i propri blocchi, le proprie paure e i meccanismi relazionali che poi tornano nelle canzoni.
Il risultato è un lavoro che tiene insieme tensione generazionale, desiderio di sperimentazione e una matrice profondamente personale. Plasma viene da Genova e Genova nel suo immaginario pesa eccome. Da una parte la cultura rap che lo ha accompagnato fin da ragazzo, dall’altra il cantautorato respirato in casa: “Lucio Dalla per me è il re in assoluto”, dice, citando poi anche De André e Ivano Fossati come riferimenti fondamentali. Ne esce una scrittura che si muove naturalmente tra parola e ritmo, tra forma canzone e attitudine urbana, tanto che lui stesso sorride ricordando la definizione coniata da un amico: “cantautorap”. Anche sul piano produttivo l’EP riflette questa apertura. Nel progetto convivono più collaborazioni, da Brail a SixPM, ma senza perdere coerenza. Anzi, Plasma rivendica con forza la necessità di restare fedele a se stesso anche in studio: “Meglio fare una cosa che fa schifo ma è mia piuttosto che copiare quella di qualcun altro”. È una dichiarazione che suona quasi come un manifesto, soprattutto per un artista giovane che adesso si affaccia a una fase nuova del proprio percorso.

C’è poi un dettaglio che racconta molto della sua storia personale, ed è l’origine del nome d’arte. Plasma lo ha scelto in adolescenza, durante un ricovero in ospedale per una malattia cronica che allora sembrava destinata a segnargli pesantemente la vita: “Quando avevo 15 anni sono stato ricoverato in ospedale per una malattia e i prospetti non erano molto positivi”, racconta. “Mi ricordo che il dottore mi aveva dato il referto medico e io ho letto la parola ‘plasma’”. Da allora quel nome è diventato il modo con cui firmare la propria musica, trasformando una ferita in un segno di identità e rinascita.
Attorno all’uscita dell’EP si muove anche il “Perdigiorno – Instore Tour”, al via dal ieri a Milano, pensato per incontrare i fan e accompagnare dal vivo la pubblicazione del progetto. Ed è proprio il contatto diretto con il pubblico a rappresentare uno degli aspetti che Plasma racconta con maggiore trasporto: “È stupendo! Quello che mi piace è che sono quasi sempre veramente vicini a quello che faccio”. Dal vivo, spiega, questo scambio diventa ancora più forte: “Trovo che le persone che mi ascoltano siano furbe e emotivamente profonde” e “incontrarli tante volte è uno scambio che a me personalmente arricchisce tanto”. È anche per questo che gli instore e gli appuntamenti dal vivo diventano un tassello importante di questa nuova fase: non semplice promozione, ma occasione concreta per dare un volto e una voce a quel legame nato attraverso le canzoni. È forse proprio qui questo Ep trova il suo centro. Non soltanto nella volontà di segnare il primo capitolo dopo Amici, ma nella capacità di trasformare un’esperienza personale in qualcosa che arrivi agli altri senza sembrare costruito. Non suona come un semplice passaggio post-talent, ma come l’inizio di un percorso in cui Plasma prova finalmente a definirsi senza irrigidirsi, lasciando aperta la possibilità di cambiare ancora.
di Federico Arduini
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- Tag: musica
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