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Lupo Alberto la gallina dalle uova d’oro di Silver

Il fenomeno di Lupo Alberto, da 46 anni presente nella vita degli italiani. Protagonista anche di alcune campagne di sensibilizzazione anti Aids che hanno portato il suo ideatore in pasticci burocratici.

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«Marta, non possiamo continuare a incontrarci così!» si lamenta un ansimante Lupo Alberto nella sua prima striscia, in uno dei propositi più disattesi del fumetto italiano. È infatti da 46 anni che il lupo blu (più precisamente: blu Pantone 297) rapisce la sua Marta, deliziosa gallinella della fattoria McKenzie, in barba a Mosè, l’imponente cane da guardia di razza bobtail che tuttavia lo randella spesso e volentieri.

La serie, inizialmente intitolata più genericamente “La fattoria dei McKenzie”, esordì timidamente nel 1973 sulla rivista “Undercomics” dell’Editoriale Dardo, ma a causa del subitaneo aborto della testata dovette aspettare fino all’anno dopo per proseguire sul “Corriere dei ragazzi”, soprattutto sotto impulso del direttore Giancarlo Francesconi in quanto il suo ideatore Guido Silvestri, in arte Silver, per modestia non si sentiva all’altezza degli altri autori (tra questi un certo Hugo Pratt) pubblicati sul settimanale.

Abituato a essere un aiuto nello studio Playcomics di Bonvi – l’ideatore delle celebri “Sturmtruppen” – sulle strisce di Capitan Posapiano e Cattivik (che poi lo stesso Bonvicini gli cedette), Silver fu il primo a essere sorpreso dal successo delle avventure del lupo rubagalline (accondiscendenti, e anzi desiderose di accasarsi). La fattoria cedette presto il suo nome in favore del lupastro, per poi trasmigrare sulla “Eureka” dell’Editoriale Corno; al fallimento di questa passò quindi alla Glénat Italia per poi essere edita dalla McK Publishing, fondata dallo stesso Silver e nominata così in onore della fattoria dove si svolgono le avventure.

Seppur recentemente il fenomeno si sia affievolito, per decenni Lupo Alberto è stato onnipresente nella vita degli italiani, complice una capillare campagna di marketing che ha creato gadget di ogni tipo: materiale scolastico, vestiario, caramelle gommose, soprammobili, orologi, federe per cuscini ma non solo. Nel 1991 è stato anche protagonista di una campagna letteralmente (retro)virale del Ministero della Sanità volta a sensibilizzare sui pericoli dell’Hiv. L’opuscolo, intitolato “Come ti frego il virus!”, vedeva lo storico deuteragonista della serie, Enrico la talpa, interpretare nientemeno che la malattia con tanto di lugubre tutina con su scritto “Aids”; venne ideato per la distribuzione nelle discoteche e rimane, dopo trent’anni, una lettura non banale bensì frizzante e mai noiosa, priva di qualsiasi retorica e chiara nelle informazioni.

La grande perizia col quale venne concepito l’opuscolo costò però diversi grattacapi a Silver a causa della battaglia interministeriale che si scatenò quando, a grande richiesta, furono inviate nelle scuole delle copie prive del placet del Ministero dell’Istruzione: seguirono dichiarazioni indignate, pasticci burocratici, ordini e contrordini di distruzione. Risultato? Tutto questo bailamme non fece che accrescere a dismisura la notorietà dell’opuscolo, tanto che si arrivò a stamparne sei milioni di copie.

Sappiamo di fumettisti che hanno provocato interrogazioni parlamentari, ma l’aver fatto scontrare due Ministeri su un suo albo e scornare fra loro i rispettivi ministri è un record che solo Silver col suo Lupo Alberto può annoverare.

 

di Camillo Bosco

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