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L’app che ti tiene lontano dal Covid (ovvero dagli altri)

Google Maps ha potenziato la funzione “Busy Areas”, in cui è possibile vedere le aree più affollate per permetterci di evitarle. La tecnologia diventa alleata preziosa contro la pandemia, capace di decifrare anche la tosse.

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Esisteva già nel 2016 Busy Areas, funzione di Google Maps che permetteva di scoprire il grado di affluenza in attività come bar o ristoranti o sui trasporti pubblici. Oggi l’indicatore è stato potenziato ed esteso ad un numero maggiore di aree aggiungendo altre informazioni come “Di solito questo è il momento in cui è più affollato” e “Di solito è meno affollato” sotto i nomi delle località. In altre parole, ha reso possibile uno slalom preventivo di assembramenti e folle che non sono venuti a mancare neanche in queste seconde festività pandemiche.

Proprio nei giorni a cavallo tra Natale e Capodanno la mappa di Milano risultava, ad esempio, come un enorme agglomerato di puntini arancioni lampeggianti (questo il simbolo scelto da Google). Una città quasi pronta ad esplodere secondo Maps, il ché rendeva lo stato d’animo di chi si apprestava a metter piedi fuori casa un mix tra angoscia e senso di sollievo per il pericolo scampato perché predetto dalla tecnologia. “Raccogliamo le tendenze dirette dell’occupazione di alcune aree (come negozi, ristoranti, parchi, caffè) e la evidenziamo come “area occupata” su Google Maps. Per proteggere la privacy dei nostri utenti, i nostri sistemi non calcolano le informazioni sull’occupazione per luoghi residenziali come un appartamento”, ha affermato il gigante della tecnologia nella sua pagina di supporto.

Dalla dimenticata App Immuni alla sperimentale Hyfe

La tecnologia ancora una volta anticipa alcune tendenze o le cavalca e Busy Areas è solo uno dei tanti esempi. Sulla già dimenticata App Immuni, il primo prototipo italiano di tracciamento Covid, si sono già sprecate innumerevoli parole, molte di più della sua effettiva durata nei nostri device. Altre App sono nate però ad hoc in epoca pandemica, molte ai più ancora da scoprire perché in fase di sperimentazione.

Una fra queste è Hyfe, l’App che sfrutta l’intelligenza artificiale per registrare e rilevare colpi di tosse sospetti indicando possibili portatori Covid-19 paucisintomatici. Sviluppata dall’epidemiologo Joe Brew del Dipartimento di Salute della Florida insieme a Carlos Chaccour del Barcelona Institute for Global Health, Hyfe è ancora in fase sperimentale ma, secondo le prime analisi, permetterebbe di associare diversi colpi di tosse ad altrettante patologie (non solo Covid ma anche tubercolosi e broncopneumopatia) trasformando il colpo di tosse registrato in immagine 3D -per gli esperti uno “spettrogramma” – a sua volta elaborato da un algoritmo addestrato ad un set di oltre 2.700 suoni diversi. Il progetto è ancora in fase di svolgimento a Pamplona, in Spagna.

Tosse da Covid o no? Ci pensa l’App VoiceMed

VoiceMed è un’altra App sperimentale dedicata alle “cinquanta sfumature di tosse” e vincitrice di innumerevoli premi tra cui “COVID-X” e il 1° premio “StartCup2020” promosso dal Politecnico Di Milano e Regione Lombardia.

“Tramite una web app intuitiva e accessibile da device, si registra un colpo di tosse e in poco meno di 2 minuti è possibile sapere se si è positivi o negativi al Covid-19. Inoltre il costo medio di un test è di circa 1 euro l’uno, il che permetterebbe di far risparmiare milioni di euro a strutture pubbliche e private”, ha dichiarato la startup produttrice.

Come la precedente, anche Voice Med è in fase di sperimentazione clinica: presso l’Asl di Torino e nel National Laboratoire Santé del Lussemburgo, “con l’obiettivo di aumentare la banca dati e le performance, puntando sulla qualità del dato, sull’applicabilità del modello e sulla trasparenza “.

Troppo spesso ci siamo chiesti quanto abbia influito una pandemia che si autoalimenta con i contatti nel nostro paradigma di esseri umani; quanto influirà, soprattutto, quando ne verrà decretata la “fine” sul nostro già da tempo zoppicante umanitarismo. Protetti e sicuri, quindi, grazie alla tecnologia.

Sempre più soli e distanti, urla però quella vocina nella nostra testa.

 

di Raffaela Mercurio

 

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