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Amadeus e il valzer delle co-conduttrici. E se un giorno fosse il contrario?

Amadeus ha scelto le cinque co-conduttrici che lo affiancheranno sul palco di Sanremo durante le cinque serate della kermesse. Un valzer di co-conduttrici mai declinato a parti invertite dove la donna fa ancora difficoltà a trovare un proprio ruolo definito se non come portavoce di diritti.

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Su 72 edizioni di Sanremo è accaduto solo 12 volte che toccasse a una donna presentare il Festival. Mai che una di queste si affiancasse a uomini diversi ogni serata, in un valzer di nomi che è la norma quando a condurre, invece, è un uomo. Tanto che sono ben 108 quelle che hanno ricoperto il ruolo di co-conduttrici, dato a cui si aggiungeranno quelle di quest’anno: le iconiche Ornella Muti e Sabrina Ferilli, fino alle nuove leve del cinema, della televisione e del teatro come Drusilla Foer – personaggio straordinario inventato da Gianluca GoriMaria Chiara Giannetta, diventata popolarissima con la serie “Blanca” e Lorena Cesarini, attrice vista in “Suburra – La serie”. Artiste molto diverse tra loro, certamente accomunate da un grande talento e una carriera gloriosa.

E lo scorso anno Amadeus si era fatto affiancare da un’altra lista di “assistenti”: la modella Vittoria Ceretti, l’attrice Matilde De Angelis, la giornalista Barbara Palombelli, la cantante Elodie e il direttore d’orchestra Beatrice Venezi.

Diversamente fecero Carlo Conti e Claudio Baglioni, che con ruoli (quasi) interscambiabili condussero insieme a Maria De Filippi e Michelle Hunziker.

Il tema delle “quote rosa” si ripresenta puntualmente ogni anno prima dell’inizio della kermesse e anche quest’anno, alla luce dei nomi delle donne che lo affiancheranno in ogni serata, il Direttore artistico e conduttore Amadeus non poteva essere esente da commenti e critiche in merito alla sua scelta.

L’idea di imporre delle “quote rosa” per il prossimo Festival non sembra piacere a nessuno. Soprattutto in ambito musicale dove – come riportato anche dallo stesso Amadeus – non ha mai scelto una canzone in base al sesso dell’artista.

Il fulcro della questione resta sempre lo stesso: la turnazione di “figure femminili”, per lungo tempo anche chiamate “vallette”, tante volte senza capirne bene il ruolo sul palco (soprattutto quando fanno scena muta di fianco all’anchorman che presenta il cantante in gara).

Sono stati pochi i casi di conduzione femminile del Festival; come detto, nessun anchorwoman affiancata da uomini diversi ad ogni serata.

Segnò una svolta il Festival di Sanremo condotto da Simona Ventura con Gene Gnocchi e Maurizio Crozza nel 2004, che nell’immaginario collettivo restò come l’occasione sprecata della sua carriera, non confermata per l’anno successivo e sostituita poi da Paolo Bonolis. Quello di Antonella Clerici (caso più unico che raro), invece, fu in un certo senso l’anticamera del Festival di Carlo Conti, che abbandonò progressivamente le caratteristiche del grande evento avvicinandosi a una dimensione meno incravattata, quasi a un’estensione del quotidiano.

Una nota positiva in questa sorta di “patriarcato televisivo” però c’è!

Ed è la presenza di Drusilla Foer, che lascia ben sperare per la sua grande capacità di farsi portatrice di temi importanti: l’attrice e drag queen, infatti, in diverse occasioni ha preso posizione su fatti di attualità, schierandosi dalla parte della comunità Lgbt+ e delle donne, contro la violenza di genere.

Le conduttrici di talento nel panorama televisivo non mancano e, per una volta, sarebbe bello tornare ad averne una al comando della manifestazione più importante in Italia. E chissà se, almeno per una volta, non venga affidato loro lo sgradevole compito di portare in scena a tutti i costi lunghi monologhi su temi importanti ma spesso bistrattati, per lasciare spazio e una più semplice e meritevole conduzione alla pari dei loro colleghi uomini.

 

Di Alessia Luceri

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