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Eminem, pifferaio magico che incanta ancora i giovani

A 25 anni dall’uscita di “Infinite”, il primo album in studio di Eminem, la leggenda del rap non smette di stupire e continua a macinare record. A 49 anni rimane uno degli artisti più ascoltati, anche dai giovanissimi. Non senza una ragione.

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12 novembre 1996. Nella Detroit di allora, povera e piena di disuguaglianze sociali, si vede un giovane che cerca di vendere il proprio cd sul cofano della sua auto alle persone che passano in quella zona. Nessuno sa ancora che quel ragazzo, di lì a breve, farà la storia del rap.

Si tratta di Marshall Bruce Mathers III, conosciuto in tutto il mondo con lo pseudonimo Eminem (che deriva dalle iniziali del suo nome lette velocemente: “M&M”, letteralmente “em and em”) mentre cerca in ogni modo di far ascoltare il suo album d’esordio, intitolato “Infinite” (“Infinito” in italiano) che però non ottiene il successo sperato: riesce a vendere circa 700 copie, nulla rispetto alle sue ambizioni.

A 24 anni, senza soldi, senza carriera, lavora in un ristorante di Detroit circa 60 ore a settimana per guadagnare qualcosa e mantenere lui, la moglie Kim e la figlia Hailie, nata il 25 dicembre 1995. L’unica strada che riteneva possibile per migliorare la propria condizione era la musica ma non era per niente facile da percorrere. I rapper di quegli anni erano quasi tutti di colore; il rap, infatti, non era una musica “per bianchi”.

Ancora oggi, all’età di 49 anni, è protagonista della scena musicale mondiale e compete con nuovi artisti e nuovi generi. Il suo rap non passa mai di moda e Marshall rimane uno tra i cantanti più ascoltati, anche dai giovanissimi, con più di 47 milioni di ascolti mensili è 17esimo nella classifica di Spotify (attorniato da giovani artisti come Justin Bieber, Ed Sheeran e Doja Cat). Sempre diverso dalla massa, ottiene numeri come questi nonostante non utilizzi praticamente mai i social, se non giusto per dare notizie sulla sua musica.

Il resto è storia. I numeri del pluripremiato Eminem sono impressionanti: più di 100 milioni di album venduti in tutto il mondo, tra i tantissimi riconoscimenti un oscar per la “miglior canzone originale” nel 2003 con la sua “Lose yourself”, colonna sonora del film autobiografico “8 Mile” (nel film la “8 Mile Road” è la strada di Detroit che divide il quartiere delle persone bianche da quello delle persone di colore) di cui è attore protagonista, diventando la prima canzone hip hop a vincere un premio del genere.

Insieme a Tupac Shakur, è l’unico rapper con più di un album (“The Marshall Mathers Lp” e “The Eminem Show”) ad essere certificato disco di diamante negli Stati Uniti, ossia avere più di 10 milioni di copie vendute. Inoltre, il suo album “Curtain Call: The Hits” è da ben 553 settimane nella top 200 di Billboard.

Eminem è come un camaleonte, il suo segreto è stato sapersi adattare al nuovo ambiente musicale e ancora oggi è al centro dell’attenzione di tutti. La sua musica ha subito un’evoluzione nel tempo: il “nuovo” Eminem si differenzia dal “vecchio” (che molti reclamano ancora) per il diverso stile e il diverso modo di fare le rime. Molti dicono che sembra che si sia “mangiato” il vocabolario: utilizza un’incredibile quantità di parole e le incastra tra loro in un modo unico, come solo lui sa fare.

A proposito di vocabolario, Eminem è anche creatore del termine “Stan”, titolo di una sua famosa canzone (che mette insieme le prime due lettere della parola “stalker” e le ultime due della parola “fan”), entrato a far parte del linguaggio comune e indica un fan estremamente ossessionato da un cantante, il proprio idolo.

Il segreto di Marshall Mathers è la sua unicità: essendo inimitabile, non ha concorrenti diretti neanche tra i cantanti delle nuove generazioni e questo è un grosso vantaggio per lui perché nessuno si riesce ad avvicinare al suo stile.

Attraverso la grande forza di volontà con cui ha affrontato le difficoltà, oggi Eminem è fonte di ispirazione non solo per chi con lui e con la sua musica è cresciuto ma anche per i più giovani.

La sua vita fino al 1996 è un inferno, piena di disagi: dall’abbandono del padre quando aveva solo 12 mesi, passando per il complicato rapporto con la madre e i continui divorzi con la moglie, fino alla morte del migliore amico Proof (in una sparatoria nella 8 Mile Road di Detroit, purtroppo si tratta della realtà e non di una scena del famoso film) e ai gravi problemi di bullismo e droga. Nato a St. Joseph, dopo continui trasferimenti in condomini e roulotte da una parte all’altra degli USA a causa dell’estrema povertà, si trasferisce stabilmente a Detroit all’età di 12 anni.

L’infanzia è terribile: a casa la madre, con problemi di droga, frequenta molti uomini che trattano male sia lei che Marshall. A scuola le cose non vanno meglio: troppo timido, subisce continuamente bullismo in particolare da un ragazzo che lo manda in coma per 5 giorni all’età di soli 8 anni.

La svolta arriva nel 1997 quando viene scoperto da Dr. Dre, famoso rapper e producer americano che ascoltando la voce di Eminem in una demo trovata nel garage del Presidente dell’etichetta musicale per cui lavora, la Interscope Records, capisce subito il suo talento (non era a conoscenza del colore della pelle di Marshall) e lo lancia nel mercato mondiale. Il successo è enorme.

Conosciuto dal pubblico anche con lo pseudonimo “Slim Shady”, nome del suo alter-ego cattivo che impersonifica quando si tinge i capelli di colore biondo platino, Eminem (il “Rap God” – “Dio del rap”) esprime tutta la sua rabbia nei testi delle canzoni, per questo viene chiamato “the angry blonde” (“il biondo arrabbiato”). I suoi dissing (brani in cui si critica aspramente un’altra persona) diventano celebri in tutto il mondo. Non a caso, ha diversi problemi con numerosi rapper, cantanti e star hollywoodiane: Mariah Carey, Michael Jackson, Benzino, Moby, Christina Aguilera, Richard Gere, solo per citarne alcuni.

Avendo oggi compiuto 25 anni di carriera ufficiale, è eleggibile per la “Rock & Roll Hall of Fame”, museo dedicato alla memoria di alcune tra le più importanti personalità che hanno influenzato l’industria musicale.

1996: nello stesso anno in cui a 25 anni moriva Tupac, iniziava a 24 anni la carriera di Eminem, destinata a non finire mai. Una sorta di passaggio di testimone.

Ultimo baluardo di un rap che non esiste più, tornando al nome del suo primo album, Eminem è “infinito”.

 

di Filippo Messina

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