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25 anni senza Tupac, il “Machiavelli” del rap

Sono passati esattamente 25 anni dalla morte di Tupac Shakur, ucciso proprio a 25 anni. Uno dei rapper più influenti non solo per la sua musica ma anche per ciò che rappresenta per il movimento Black Lives Matter.

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Era il 13 settembre 1996 quando Lesane Parish Crooks, ribattezzato un anno dopo la nascita in Tupac Amaru Shakur e conosciuto da tutti come 2Pac o “Makaveli”, morì dopo 6 giorni di agonia in seguito a una sparatoria a Las Vegas

In eredità ha lasciato non solo canzoni con ottime rime ma anche una grandissima lezione morale in modo particolare sui diritti delle persone di colore.

Un ragazzo sopra le righe, genio e sregolatezza non solo per i tanti tatuaggi che aveva sul corpo e per lo stile di vita a tratti discutibile ma soprattutto per la sua grande forza di volontà nel portare avanti le sue idee.

Un rapper diverso dagli altri, che con le sue rime cercava di raggiungere i suoi obiettivi. ll suo pseudonimo “Makaveli” proviene dalle numerose ricerche effettuate su opere di autori del Rinascimento, in particolare proprio Niccolò Machiavelli.

Fonte di ispirazione per molti, non solo per i giovani che si vogliono approcciare all’hip hop e al rap, ma anche il simbolo di un’antica rivalità tra le fazioni della West ed East Coast.

La storica rivalità hip hop West Coast vs East Coast

Nell’hip hop, infatti, c’è una rivalità celebre: quella tra West Coast ed East Coast, con azioni particolarmente violente soprattutto negli anni ‘90. In quel periodo Tupac era l’uomo per eccellenza della West Coast mentre The Notorious B.I.G. (conosciuto anche come Biggie) era il “big boss” della East Coast.

I rapporti tra i due in modo particolare nell’ultimo periodo erano deteriorati a seguito di rime velenose nei dissing (o beef, termine utilizzato soprattutto nell’ambito hip hop, che indica un brano in cui si critica aspramente un’altra persona) di alcune loro canzoni. 

Lo scontro tra le due fazioni non era fatto solamente da duri scontri verbali ma purtroppo anche di gravi episodi, ad esempio sparatorie con colpi mortali di arma da fuoco.

Si partiva dalla musica e si arrivava fino alla morte.

The Notorious B.I.G. morì il 9 marzo 1997, ucciso a seguito di una sparatoria da un’auto in corsa, i cui colpi pare partirono proprio da uomini fedeli a Tupac.

“Changes”: i diritti delle persone di colore e il movimento Black Lives Matter

Tupac e le sue canzoni non sono rimaste nella storia solo per la faida West Coast vs East Coast. Il rapper afroamericano, infatti, è ora uno dei simboli del movimento Black Lives Matter.

Ha scritto tante canzoni su questo tema che appaiono, tristemente, attuali anche a distanza di tanti anni. Voleva che i neri avessero gli stessi diritti dei bianchi e nei suoi testi trattò spesso il difficile rapporto tra poliziotti bianchi e persone nere. Questo tema è stato purtroppo riproposto anche recentemente, ricordiamo tutti il caso George Floyd, ad esempio.

Per questo durante le manifestazioni del movimento Black Lives Matter viene fatta ascoltare spesso una sua canzone in particolare, “Changes”, di cui molti conoscono tutto il brano a memoria.

Con parole decise, ottime rime, perfetto flow (la fluidità ritmica con cui un cantante scandisce le rime all’interno del testo), 2Pac non le mandava a dire a nessuno, nemmeno alle autorità. Si faceva sentire, in ogni maniera possibile.

Proprio nel testo della canzone “Changes” (non a caso il titolo significa in italiano “Cambiamenti”) parlava tra i vari temi anche del desiderio di vedere un Presidente USA di colore, cosa che avverrà solamente nel 2009 con Obama.

La sua morte: un mistero ancora irrisolto

Il 7 Settembre 1996 Tupac si trovava al Grand Garden Arena di Paradise, Las Vegas per guardare l’incontro di pugilato tra Mike Tyson e Bruce Seldon. Tyson impiega solamente 1 minuto e 49 secondi per mettere ko l’avversario. Fatto probabilmente decisivo, quella sera il rapper non indossava il giubbotto antiproiettili come era solito fare.

Finito l’incontro, 2Pac si sporse dalla macchina per salutare i fan quando da una Cadillac bianca furono esplosi ben dodici colpi di arma da fuoco. Di questi, 5 lo colpirono. Il rapper afroamericano perse i sensi. Morì 6 giorni dopo

Tra bufale e complotti, ancora non si capisce chi sia stato il mandante della sparatoria e chi l’abbia ucciso. Tra le ipotesi, c’è chi dice persino che il rapper non sia morto.

Tuttora si continua a parlare e ad indagare sulla tragica morte del rapper, anche in tv e al cinema come nel film “City of lies” del 2018, con Johnny Depp, dove vengono ripercorse le uccisioni di 2Pac e Biggie.

Tupac in concerto nel 2012. Ah no, è un ologramma

È l’anno 2012 quando, sul palco del Coachella in California, i famosi rapper Dr. Dre (colui che ha anche scoperto Eminem, il “Rap God” – “Dio del rap”) e Snoop Dogg si esibiscono sul palco insieme a Tupac, che “riprende vita” grazie alla tecnologia. Il suo ologramma, estremamente realistico, inizia a rappare e a muoversi sul palco.

Tupac in soli 25 anni di vita ha sicuramente lasciato il segno non solo nella storia del rap ma anche nella lotta per i diritti uguali per tutte le persone.

È e sarà per sempre indimenticabile.

 

di Filippo Messina

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