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Le Fake News intorno a noi

Il coro dei tifosi rumeni contro Putin agli Europei? Una fake news ma anche una grande lezione per noi giornalisti (e non solo)

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Il coro dei tifosi rumeni contro Putin agli Europei? Una fake news ma anche una grande lezione per noi giornalisti (e non solo)

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Il coro dei tifosi rumeni contro Putin agli Europei? Una fake news ma anche una grande lezione per noi giornalisti (e non solo)

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Il coro dei tifosi rumeni contro Putin agli Europei? Una fake news ma anche una grande lezione per noi giornalisti (e non solo)

Dagli Europei di calcio è arrivata una bellissima (e molto utile) lezione a tutti noi che facciamo i giornalisti, ma anche a “noi” intesi come pubblico e comunità. Troppo spesso creduloni e disposti a correre dietro qualsiasi sciocchezza, purché particolarmente spettacolare o in grado di suscitare emozioni forti.

Non era assolutamente un coro in favore di Vladimir Putin quello intonato dai tifosi rumeni, durante la partita inaugurale del loro campionato d’Europa in Germania, proprio contro l’Ucraina e vinta dominando tre a zero. Per 12 ore abbondanti, i mezzi di informazione di mezzo mondo sono andati ripetendo l’assoluta balla dei cori inneggianti al dittatore russo, suprema forma di scherno e mancanza di rispetto nei confronti non solo della Nazionale travolta in campo, ma soprattutto del Paese costretto ad atroci sofferenze da ormai oltre due anni.

In realtà, i tifosi rumeni cantavano sì nei confronti di Putin, ma per insultarlo con parole irriferibili in questa sede. Insomma, l’unica cosa vera era “Putin”.

Giallo risolto, sospiro di sollievo generalizzato e nessun problema per l’Uefa che già aveva cominciato a tremare all’idea di dover prendere provvedimenti complicatissimi nei confronti di centinaia se non migliaia di tifosi rumeni. Sullo sfondo, noi pecoroni.

Tutti quelli che si sono messi a inveire contro gli insensibili tifosi della nazionale del c.t. Iordanescu, che invece avevano sottolineato in modo particolarmente virulento e colorito la loro presa di distanza dall’uomo che ha ordinato l’attacco militare all’Ucraina.

Questa volta è andata “bene“, ma come non pensare alle tante occasioni in cui non ce ne saremo accorti, a tutte le volte in cui avremo continuato a emettere giudizi e sentenze sulla base di colossali panzane più o meno volontarie? Questo è un dubbio dai risvolti atroci, se pensiamo a quello che può succedere alla vita di un singolo, ma anche di un’intera comunità, se lasciata in balia dell’incontrollabile furia social.

di Fulvio Giuliani

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