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“A Plague Tale: Requiem”

Storie che conquistano

Videogame – vi consigliamo le avventure interattive più emozionanti. Ecco perché giocare a “A Plague Tale: Requiem”, e tanti altri
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Nel 1980 Roberta Williams, giovane appassionata di Agatha Christie, realizzò su Apple II insieme al marito informatico “Mystery House”, la prima avventura testuale dotata di grafica. Da quel momento il mondo dei videogame non fu più lo stesso: nacque un’alternativa rivoluzionaria ai veloci giochi basati sulla risposta dei riflessi dell’utente che impazzavano nei cabinati a gettone dei bar e sulle prime console casalinghe. Gli home computer, fino ad allora utilizzati principalmente per i fogli di calcolo ed elaborazione di documenti, divennero così dei portali per mondi dell’immaginazione e del divertimento sempre più credibili e suggestivi.

“A Plague Tale: Requiem” porta ai massimi livelli la tradizione delle avventure di stampo narrativo, con una trama avvincente e un’azione emozionante dalle dinamiche stealth. Nella Francia devastata dalla Guerra dei cent’anni e dalla peste nera una ragazza deve vegliare sul fratellino fuggendo dalle guardie dell’Inquisizione nel tentativo di proteggerlo e cercare al contempo una cura per la sua speciale malattia, che somiglia a una maledizione soprannaturale. Da ovazione gli spettacolari paesaggi naturali che si alternano ad ambienti fatiscenti e ricchi di insidie – mozzafiato le rappresentazioni su schermo di centinaia di migliaia di ratti – dove al contesto storico non mancheranno di integrarsi con perizia elementi più fantasiosi come sogni premonitori, richiami ad arti alchemiche e culti pagani.

Sarà possibile sperimentare atmosfere fiabesche e incredibilmente immersive grazie alla realtà virtuale con l’ottimo “MaskMaker”, da poco disponibile anche su visori Meta Quest 2 e Meta Quest Pro. Nei panni di un vagabondo apprendista bisognerà padroneggiare l’arte della creazione di maschere di legno dai magici poteri, indossando le quali si verrà teletrasportati in diversi regni nascosti che – tra misteriose culture e bizzarri personaggi – andranno esplorati risolvendo enigmi di vario genere per proseguire nel proprio cammino. La grafica mostra una sapiente direzione artistica che rende pittoresche le ambientazioni, donando quel senso di meraviglia che solo l’esperienza in prima persona della realtà virtuale sa restituire così magistralmente.

Gli amanti delle avventure ‘punta e clicca’ in pixel art che andavano di moda una trentina di anni fa non dovranno lasciarsi sfuggire “Norco”, un noir surreale e visionario dal sapore fantascientifico ambientato in una versione distopica – o futuribile in modo inquietante – dell’omonima cittadina della Louisiana. Qui giunge, dopo una lunga assenza, la protagonista del gioco che si ritroverà a investigare sull’improvvisa scomparsa del fratello, raccogliendo indizi e confrontandosi con altri personaggi attraverso dialoghi dalla scrittura sopraffina, in una storia coinvolgente dal retrogusto filosofico e intrisa di critica sociale senza scadere nel didascalico. I puzzle da risolvere risultano sempre piacevoli e la presenza di intermezzi action fa da apprezzabile diversivo al ritmo di gioco.

Peculiare e indimenticabile, “The Forest Quartet” è un piccolo gioiello narrativo caratterizzato da incantevoli sonorità jazz e da una maniera a dir poco originale di affrontare il tema del lutto. Guidando il fantasma di una cantante morta, si viaggerà attraverso un’oscura foresta incantata lungo tre atti – ognuno dedicato a uno dei componenti della sua vecchia band – per riportare la luce e far superare il dolore della perdita ai tre colleghi musicisti che non l’hanno mai dimenticata. L’atmosfera onirica e gli enigmi astratti da completare costituiscono i punti di forza della produzione, contribuendo in modo determinante al fascino ipnotico di questa rara perla videoludica.

Di Piermarco Rosa

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