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A lezione dai giovani

Sono proprio i giovani ad aver risposto alla chiamata vaccinale con maggiore responsabilità. Resta il nodo Green Pass, da oggi obbligatorio per la scuola, ma è evidente che non sono i ragazzi il problema. Loro auspicano una sola cosa: normalità

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Più di un milione. È questo il numero di ragazzi tra i 12 e i 19 anni che si sono vaccinati contro il Covid-19 in pochissimi mesi.
Un milione e mezzo quelli poco più grandi, nella fascia d’età tra i 20-29 anni, superando di fatto la fetta che va dai trent’anni in su.

Nel giorno in cui il Green Pass diventa obbligatorio per seguire una lezione all’università o insegnare dietro a una cattedra giova ricordare questi numeri confortanti.

Quando si parla di giovani si tende infatti ad additarli come una generazione di “nullafacenti”, privi di voglia di lavorare o di stimoli verso il futuro, secondo la retorica tossica del “Ai miei tempi”. Gli adulti però spesso dimenticano di mettersi nei panni di un ragazzo che invece deve affrontare un’epoca diversa in una società in continua evoluzione, sempre più competitiva ed esigente che non concede passi falsi.
I numeri relativi alle vaccinazioni mostrano invece come la stragrande maggioranza dei giovani sia molto responsabile.

Gli adolescenti hanno partecipato alla campagna con un’intensità maggiore rispetto a chi ha avuto la precedenza nel piano vaccinale, nonostante le somministrazioni a loro rivolte siano iniziate nettamente dopo rispetto alla popolazione più adulta.

Il piano vaccinale iniziato il 27 dicembre 2020, infatti, prevedeva la precedenza alle categorie più fragili e adulte. A giudicare dai dati della Struttura commissariale, però, la percentuale dei vaccinati tra gli adolescenti ha raggiunto il 40% nella fascia 12-15 e il 67% in quella 16-19. I giovani fra i 20 e i 29 anni che hanno ricevuto almeno una dose sono il 63%, mentre la categoria designata come la più urgente a dover essere vaccinata, ovvero gli over 50, conta oltre 3,8 milioni senza ancora la prima dose.

Come si spiega un fenomeno del genere? Poco importa se tale spinta sia stata dovuta all’introduzione dell’obbligatorietà del Green Pass o dall’abolizione del limite delle fasce d’età. Sta di fatto che i giovani sono stati in grado di comprendere l’importanza degli effetti del vaccino, nella speranza di un ritorno alla normalità, più di ogni altra categoria.

Per la prima volta, il capro espiatorio non è più lo Stato (che, seppur con numerose falle nel sistema, una su tutte la scuola, ha saputo mettere in atto una valida campagna di vaccinazione) o i “giovani irresponsabili”, ma gli adulti che consapevolmente hanno scelto e stanno continuando a scegliere la via della della paura.

L’aspetto peggiore è che le conseguenze di tali comportamenti ricadono sull’intera collettività, basti pensare al ritorno della Sicilia in zona gialla. Ancora una volta, i primi a sviare l’ostacolo e a non prendersi le proprie responsabilità sono proprio coloro che causano tutto ciò. Ne sono un esempio le numerose proteste dei No-Vax che stanno assediando le piazze e addirittura le stazioni ferroviarie di tutta Italia per protestare contro l’obbligatorietà del Green pass per scuole, aerei, treni e bus a lunga percorrenza.

Un clima avvelenato, fatto di polemiche, minacce e vere e proprie aggressioni fisiche.

I timori e le perplessità sono leciti. Tranne quando si inizia a mettere in dubbio la scienza e a adottare comportamenti del genere. E allora forse si dovrebbe tornare a prendere esempio dai più giovani.

 

Di Alessia Luceri

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