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Centottanta minuti di terrore

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Centottanta minuti: è il tempo che la 36enne ha passato in balia del suo aguzzino in Stazione Centrale a Milano
Centottanta minuti di terrore

Centottanta minuti di terrore

Centottanta minuti: è il tempo che la 36enne ha passato in balia del suo aguzzino in Stazione Centrale a Milano
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Centottanta minuti di terrore

Centottanta minuti: è il tempo che la 36enne ha passato in balia del suo aguzzino in Stazione Centrale a Milano
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Quasi tre ore. Centottanta minuti. Centottanta. É il tempo che la 36enne di origine marocchina ha passato in balia dell’uomo che l’ha aggredita picchiata e violentata nella notte fra giovedì e venerdì in Stazione Centrale a Milano.
Un tempo infinito, difficile anche da immaginare se si pensa che per tutto quel tempo nessuno l’ha vista, nessuno è intervenuto. Di certo ci si può domandare come sia venuto in mente ai suoi amici di lasciarla da sola all’1,30 di notte alla Stazione, con un treno da prendere alle 6. Lei, che in Italia non ci vive, poteva non sapere. Intanto che l’interno della Stazione di notte è chiuso, e poi che lì è meglio non andarci da sole quando cala la sera.
Lo sa chi a Milano ci vive. Lo sa chi ha letto le tante notizie che nei mesi si sono susseguite, di aggressioni e violenze. Eppure quello che è successo è ancora più atroce, perché l’uomo, senza fissa dimora, senza neppure una identità certa, ma di sicuro irregolare e di sicuro habitué di quei giardinetti dove in tanti bivaccano, non si è fermato neanche quando lei è svenuta. L’ha violentata prima fuori, poi, dopo interminabili minuti, ha provato a violentarla di nuovo, dentro un ascensore.
 
L’unica nota positiva di questa storia è che lì ci sono tante telecamere, che lui è stato immortalato, e che in poche ore è stato arrestato. Tutto il resto fa venire i brividi, a dir poco. Perché sono anni che si parla di sicurezza in quella zona, perché lì pure erano stati intensificati i controlli, e poi ci ritroviamo a leggere di un buco nero durato quasi tre ore in cui nessuno si è accorto di quello che stava accadendo. Non si doveva sottovalutare la situazione tempo fa, non si può più farlo oggi.
 
Perché se è vero che sempre, le stazioni delle grandi città sono luoghi di degrado, non è possibile che le si lasci così. Col rischio che succeda di nuovo, ancora e ancora.
di Annalisa Grandi
 

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