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La bestemmia della divinità con l’asterisco

Il politicamente corretto nel XXI secolo non conosce limiti e adesso vuol cambiare nome pure a Dio.

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Non avrai altro asterisco all’infuori di me. Non nominare il nome dell’asterisco invano. Il politicamente corretto nel XXI secolo non conosce limiti e adesso vuol cambiare nome pure a Dio. Mai idea fu più bislacca e figlia dei tempi che corrono. In Germania, tra i cattolici tedeschi, si è aperta una disputa sul tema della definizione neutra da attribuire a Dio. Perché rappresentarlo sempre bianco e maschio, si chiedono, con annessa altra domanda: ma è uomo o donna?

In questa assurda discussione – chiaro segno della decadenza che viviamo, al punto da ricordare il confronto bizantino sul sesso degli angeli mentre i turchi di Maometto II assediavano Costantinopoli – ecco che sbuca l’asterisco ovvero la tendenza, ispirata al politicamente corretto, di far seguire a un nome un asterisco per attenuarne le desinenze maschili o femminili. Ora Dio con segue asterisco francamente ci pare troppo, checché ne pensino i teologi tedeschi. Perché Dio non è la Svizzera e non deve essere neutrale.

È Dio, punto: e gli uomini e le donne son liberi di crederci oppure no. Senza contare i danni che nell’arte e in letteratura l’asterisco si porterebbe dietro. Come rappresentarlo? E come scriverne? Ad esempio, un magnifico testo come “Il viaggio e il ritorno” di Dino Campana, quando recita «e non un Dio era nella sera d’amore di viola ma tu leggera, tu» dovrebbe diventare «e non un asterisco era nella sera». Basta questo a far comprendere che il politicamente corretto ha rotto. Senza asterisco.

 

di Massimiliano Lenzi

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