Ieri il presidente della Repubblica, parlando da Skopje in Macedonia, ne ha ricordato l’utilità e l’importanza. La cosa, del resto, non meraviglia visto che è una proposta del governo italiano, fatta già nel marzo scorso.
I problemi da affrontarsi non sono banali, come legittime le paure di sbagliare. La guerra criminale avviata dalla Russia ha creato una situazione nella quale alcune operazioni, pur necessarie, sono sul confine della ragionevolezza e della legittimità. Fissare un prezzo oltre il quale non si è disposti a pagare il gas russo espone al rischio di non poterne più comprare da subito, mentre l’affrancamento da quelle forniture, per i vari Paesi, è previsto nel 2024. Non fissarlo, però, non solo non elimina il rischio – ripetutamente divenuto realtà – di minori o punte forniture, ma espone anche a quello di prezzi crescenti, destinati a finanziare un’aggressione che si vuole condannare.
Fin qui la risposta occidentale è stata univoca. Questa compattezza deve essere preservata. Su questo punto, già condiviso dalla Commissione europea e che già aveva prodotto una significativa discesa del prezzo di mercato, si deve stare attenti a non esporre l’Unione europea allo spettacolo dell’incapacità di decidere. Si oppongono gli olandesi, tentennano i tedeschi; se già si votasse a maggioranza, come sarebbe opportuno fare, la decisione sarebbe presa. Teniamola come indicazione per il futuro, per una riforma dei Trattati.
Di Sofia Cifarelli
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