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Infiltrazioni russe in Italia dagli archivi ritrovati

I russi fra noi. Archivi ritrovati dimostrerebbero come Mosca, nascondendosi dietro a degli aiuti sanitari durante la pandemia e per la campagna elettorale di Trump, sia riuscita a penetrare con facilità in Italia. 

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Quando la tensione internazionale cresce si ha cura di tenere pronti gli arsenali e aggiornati gli archivi. Carte che si supponevano riservate diventano pubbliche e rapporti che si ritenevano confidenziali si divulgano. Capita, così, che dagli archivi giunga quel che era stato sepolto, ma emerga anche quel che non era stato inserito. Nel nostro caso si tratta di due partite russe.

La prima riguarda gli aiuti sanitari che il presidente del Consiglio Conte concordò con il presidente russo Putin. Immediatamente dopo la loro telefonata l’ambasciata russa prese contatti per sistemare la parte pratica e reclamare che a pagare il conto fossero gli italiani. In cosa consisté l’aiuto non è ancora chiaro, ma non è escluso che si tratti della prima operazione di spionaggio a spese degli spiati. Il che ha del prodigioso.

La seconda faccenda riguarda delle carte russe false – veicolate da un equivoco soggetto operante in Italia, nel frattempo sparito – e rilevanti per la campagna elettorale statunitense. S’apprende che Trump mandò a Roma il procuratore generale Barr, che incontrò il nostro allora capo dei servizi di sicurezza Vecchione. Sappiamo anche in quale ristorante. Peccato che tali contatti fossero stati negati.

Due questioni ancora da chiarire, vedremo, ma che mettono in chiaro una qual certa facilità di penetrazione russa in Italia. C’è stata o c’è? Spesso i soggetti politici di allora sono gli stessi oggi meno felici della sana posizione occidentalista dell’Italia. Sarà bene ricordarsene.

 

di Sofia Cifarelli

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