La ‘Draghipolitics’ e il prestigio dell’Italia
| Politica
La politica di Draghi persegue la linea della chiarezza e conferisce prestigio all’Italia, ancora una volta. È la ‘Draghipolitics’ e non va abbandonata.
La ‘Draghipolitics’ e il prestigio dell’Italia
La politica di Draghi persegue la linea della chiarezza e conferisce prestigio all’Italia, ancora una volta. È la ‘Draghipolitics’ e non va abbandonata.
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La ‘Draghipolitics’ e il prestigio dell’Italia
La politica di Draghi persegue la linea della chiarezza e conferisce prestigio all’Italia, ancora una volta. È la ‘Draghipolitics’ e non va abbandonata.
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«La nostra democrazia è forte, non si fa abbattere da nemici esterni e dai loro pupazzi prezzolati. Dobbiamo essere fiduciosi nella nostra democrazia. Ho avuto una telefonata col segretario di Stato americano Blinken, la cosa più naturale era chiedere cosa sapessero. Lui mi ha confermato l’assenza di forze politiche italiane nella lista di chi ha beneficiato di fondi russi», salvo approfondimenti su altri documenti. Questa è la Draghipolitics e tiene assieme la capacità di far politica e gli interessi nazionali.
Poche ore prima il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Ned Price, aveva spiegato che gli Stati Uniti «sono pronti a lavorare» con «qualsiasi governo» verrà fuori dalle prossime elezioni italiane. Price ha usato queste frasi per rispondere appunto a una domanda sulla telefonata tra il segretario di Stato Usa Antony Blinken e Mario Draghi, un colloquio sui presunti fondi russi alla politica italiana. Blinken ha rassicurato: a oggi l’Italia non è coinvolta.
La chiarezza che Draghi ha cercato con l’alleato americano è un fatto politico e necessario affinché l’immagine del nostro Paese non finisca a ramengo a forza di polemiche sui fondi russi. Un indebolimento finirebbe infatti col ridimensionare il ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo così come le ambizioni legittime degli italiani migliori sulla scena politica internazionale.
Esiste una parola, nel vocabolario, per definire certi atteggiamenti: autocastrazione. Evitiamola. Anche, anzi soprattutto, in campagna elettorale.
di Massimiliano Lenzi
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