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Una legge di bilancio molto “politica”

I disastri sul piano psicologico prodotti dal Reddito di cittadinanza, ovvero, l’idea che prepararsi e formarsi al lavoro non sia conveniente.

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Una legge di bilancio molto “politica”, come sottolineato dalla stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nelle scelte fatte e rivendicate, ma anche nella realtà, una volta depurata della comprensibile patina di propaganda. “Politica”, in questo secondo caso, indica che si è fatto quel che si è potuto per dar seguito alle promesse elettorali, ma nulla più. Perché la realtà dei conti non permetteva voli pindarici e stabilire una continuità di fondo con gli impegni assunti dal governo Draghi era fondamentale per blindare la credibilità del nostro debito ed evitarci salti nel buio.

Non c’è scelta più politica di questa e resta l’aspetto più importante dell’intera manovra, anche se il meno citato dal capo del governo e dai leader. C’è da capirli, perché raccontare quanto la realtà possa essere severa non è sexy e non paga in termini di consenso, ma resta un fatto: se Giorgia Meloni ieri ha potuto rivendicare che i timori sull’avvento del suo governo sono stati fugati è proprio perché il suo governo non ha fatto ciò che qualcuno temeva. Cioè avventure sovraniste e populiste. La palese soddisfazione del ministro dell’Economia Giorgetti ne è una cartina di tornasole.

C’è un po’ di soddisfazione per ciascuna anima della maggioranza: l’aumento del limite a 85mila euro della tassa al 15% per le partite Iva, l’aumento delle pensioni minime, il mese in più di congedo parentale all’80% di stipendio, l’Iva al 5% su pannolini e assorbenti e via andare. È sparita la tassa-Amazon e non è un male.

Si approda così alla scelta più ‘tosta’ politicamente, quella sul Reddito di cittadinanza. La misura simbolo del governo gialloverde – eh sì, il voto decisivo fu anche della Lega – è stata cancellata. Con calma, ma viene cancellata. Il Reddito sopravvivrà per una fase cuscinetto di otto mesi, ma dall’anno prossimo non saranno più accettate nuove domande ed è destinato a sparire dal 1 gennaio 2024. Sarà sostituito da una doppia misura: un provvedimento di vero e proprio sostegno contro la povertà, più un differente pacchetto destinato a chi può lavorare e ha bisogno di formazione e avviamento a un nuovo impiego.

Su un aspetto dell’addio (annunciato…) al Reddito ci sentiamo particolarmente d’accordo: la sacrosanta assistenza alle fasce di popolazione più disagiate verrà finalmente chiamata per quella che deve essere: pura assistenza. Senza far finta di voler sostenere il reinserimento nel mondo del lavoro con una misura costosissima e fallimentare. Provare a uscire da questa svenante ipocrisia è di per sé positivo, mentre resta nelle nebbie – non sappiamo di cosa stiamo parlando – il pacchetto di nuove misure che sarà studiato per il reinserimento nel mondo del lavoro. Le mitiche “politiche attive”, che in questo benedetto Paese non hanno mai preso realmente forma. Un esempio per tutti: ancora oggi è un miraggio persino un database unico di chi cerchi un’occupazione, sbriciolato fra le elefantiache strutture pubbliche e le agenzie private del lavoro.

Sulla cancellazione del Reddito di cittadinanza la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è finita per trovarsi sola. La Lega avrebbe probabilmente preferito un approccio più graduale. Forza Italia non può certo dirsi contraria, ma teme (come il partito di Salvini) le ricadute in termini di popolarità. Che la cancellazione verrà presa molto male, nelle aree individuate come terreno di caccia dal leader dei pentastellati Conte, è una certezza politica. Infatti, l’ex presidente del Consiglio è già metaforicamente sulle barricate.

Sin qui la politica, ma il Reddito di cittadinanza ha combinato disastri inenarrabili sul piano psicologico, dando l’idea che prepararsi e formarsi al lavoro non sia conveniente. Che semplicemente non valga la fatica e l’impegno, in special modo per chi può raggranellare lavori in nero con cui integrare l’assegno statale. Una manna per il black e una iattura per chi pensa che l’unica strada seria da percorrere sia quella dello studio, della formazione e della preparazione continua. E che di assistenza si muore dentro, mentre il mondo va avanti.

Di Fulvio Giuliani

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