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Bambini invisibili

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Il dolore e il coraggio della bambina strappata a Roma dalle forze dell’ordine a una vita di violenze e soprusi.

Bambini invisibili

Il dolore e il coraggio della bambina strappata a Roma dalle forze dell’ordine a una vita di violenze e soprusi.
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Bambini invisibili

Il dolore e il coraggio della bambina strappata a Roma dalle forze dell’ordine a una vita di violenze e soprusi.
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Bisogna costringersi a leggere il caso della tredicenne di origine bosniaca e di etnia rom, strappata a Roma dalle forze dell’ordine a una vita di violenze e soprusi. Bisogna aver voglia di andare a leggere la cronaca dell’orrore quotidiano toccato a questa poco più che bambina, regolarmente sottoposta per anni ad angherie inimmaginabili da due disgraziati (ci rifiutiamo di chiamarli “genitori”), per costringerla a elemosinare davanti a un supermercato. Avevano aspettato che arrivasse all’età giusta per venderla, in uno squallido mercato di matrimoni combinati. Non è facile arrivare in fondo alla cronaca di questo caso emerso nella capitale, grazie alle denunce degli insegnanti della tredicenne, dei suoi compagni di classe, alla voglia di non farsi i fatti propri e far finta di non vedere. I due soggetti sono stati arrestati – il padre è in carcere, la madre ai domiciliari – proprio grazie al dettagliato racconto della ragazza. Botte, vessazioni, vere proprie torture inflitte a lei e ai suoi 12 fratelli, nel caso non riuscissero a portare a casa quei 50 € al giorno di elemosina, soglia minima imposta dagli aguzzini. Non stiamo esagerando, perché dalle indagini sono emersi bagni bollenti, botte con tubi di ferro, fili elettrici usati come fruste sulla schiena e sul volto, capelli rasati a zero. Sino a quell’ordine: sposare uno sconosciuto in cambio di una somma di denaro, ultimissimo strazio che ha fatto trovare alla ragazza la forza di denunciare tutto. A lei è stato evitato il peggio ed è stata data un’occasione di ricominciare da zero, partendo da una casa famiglia, ma si sta male pensando di quanti minori finiamo per non saper nulla. Li intravediamo ai semafori o a chiedere la carità nei pressi dei supermercati e dei luoghi di passeggio. Non li vediamo veramente, assuefatti a scene indecenti non per il decoro (c’è anche quello, ci mancherebbe, ma solo dopo un minimo senso di civiltà), ma per qualsiasi società che voglia dirsi moderna e rispettosa dei diritti dell’individuo. Quella dell’accattonaggio è una nebulosa di violenza e sopraffazione, ne abbiamo viste e continuiamo a vedere di ogni colore. Si sfruttano in modo ignominioso disabili e bambini, fino a quando le forze dell’ordine non riescono intervenire. Passa poco tempo e si riparte con un altro carico di disperati e di storie che non abbiamo neanche la forza di guardare. Anche per questo dobbiamo dire grazie al coraggio di questa tredicenne che ha salvato la propria vita – “ quanto mi vergognavo, io volevo solo andare a scuola” – e costretto tutti noi a guardare. Almeno una volta. Di Fulvio Giuliani

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