Natale fu vietato in Urss tra il 1917 e il 1991, lo è tuttora in Corea del Nord, nei vari Paesi islamici è consentito solo in casa e fu pure bandito dalla Rivoluzione francese. Invece le “Linee guida per una comunicazione inclusiva” – redatte dalla Commissione europea a uso interno e ritirate dopo che si era scatenata una tempesta mediatica – in realtà non volevano vietare il Natale ma invitavano a utilizzare nelle comunicazioni europee il “Buone Feste” invece del “Buon Natale”, con stesso spirito con cui si sarebbe dovuto dire partner piuttosto che marito o moglie.
Attenzione, però, che storicamente il primo a vietare il Natale fu un governo cristiano. Avvenne in Inghilterra nel 1647 con la vittoria di Cromwell e di un movimento puritano che la giudicava una festa ‘papista’, occasione di sbronze e abbuffate. Anche se il bando durò solo tredici anni, per quasi due secoli il Natale venne trascurato dagli inglesi. Per non parlare della Scozia presbiteriana, dove il Parlamento lo aveva già abolito nel 1640, ripristinandolo soltanto l’altro ieri, nel 1958. Quanto ai futuri Stati Uniti, già nel 1620 i puritani del “Mayflower” avevano espresso il loro disprezzo per questa festa trascorrendo come se niente fosse il loro primo 25 dicembre nel Nuovo Mondo.
Una fissazione protestante? In realtà, piuttosto della branca calvinista. Quella luterana invece non solo continuò a celebrarlo ma lo fece con crescente entusiasmo, pur con simbologie diverse da quelle del mondo cattolico. Albero versus presepe… Il 26 dicembre 1776 George Washington attaccò a Trenton i mercenari assiani al servizio di re Giorgio, proprio contando sul fatto che sarebbero stati ancora fuori fase dopo bagordi natalizi che gli yankee invece ignoravano. Un famoso quadro del 1851 di Emanuel Lutze mostra il generale che attraversa in barca il fiume Delaware ghiacciato per piombare di sorpresa sugli intorpiditi nemici. Va però detto che a quell’epoca il Natale nel mondo anglosassone aveva ripreso a essere popolare proprio per influsso tedesco: negli Stati Uniti degli immigrati e nell’Inghilterra retta dalla dinastia tedesca degli Hannover. Nel 1914 era stato di nuovo talmente interiorizzato dagli inglesi da spingere i loro soldati in trincea alla celebre tregua spontanea con i nemici tedeschi mentre più tardi, attorno alle tradizioni di Babbo Natale e dell’Albero importate dalla Germania, la Coca Cola imposterà campagne che hanno contribuito a quella globalizzazione per cui il 25 dicembre si fa festa anche in Paesi non cristiani o secolarizzati.
Ogni tanto riemerge qualche proposta paradossale che punta non tanto ad abolire la festa, quanto a laicizzarla. Ma poiché appunto sono tutte cose che arrivano dagli Stati Uniti, non è che alla fine col pretesto dell’inclusività riciccia semplicemente l’antico spirito antinatalizio dei Padri Pellegrini?
di Maurizio Stefanini
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