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Metterli a tavola, non solo a letto

No bimbi, no vita. Leggendo l’articolo “La discriminazione del ciuccio” di Laura Malfatto, viene molto da riflettere riguardo come la società odierna tenda in gran parte a non accettare l’ovvio: che i bambini urlino e facciano casino.

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Il caffè di traverso. Grazie “La Ragione”, per avermi fatto fare una pessima colazione. Mercoledì sfogliavo il giornale, come ogni mattina, e mi sono soffermata sull’articolo “La discriminazione del ciuccio”. E non ho potuto che concordare con quanto scritto, cosa che ha scatenato sentimenti tutt’altro che piacevoli. Descriveva un caso di discriminazione, fin troppo comune, nei confronti dei bambini e delle famiglie con prole in generale. Un episodio quasi banale, di poca importanza se letto superficialmente: un ristorante che non accetta bambini. E quindi? Saranno liberi di decidere di far pranzare e cenare gli ospiti in tranquillità? Che poi questa scelta sia in realtà un chiaro e profondo segnale di come la nostra non sia una società per bambini questo è più fastidioso da vedere.

Anche da noi genitori, che per non arrabbiarci preferiamo non polemizzare, passare oltre. Da quando sono mamma ho scoperto un mondo di emarginazione, incuria, fastidio nei confronti dei bambini. Se i proclami di quanto sia bello e importante avere figli si moltiplicano e sono facili slogan per un facile ascolto, la verità è che tutto nella nostra società tende al contrario.

Mamma e papà lavoratori? Auguri! Non crederete certo di avere o poter richiedere supporti nella gestione pratica del quotidiano. Avete voluto figli? Ora cortesemente pedalate e perfavore fatelo in silenzio. Asili nido pochi e costosi, baby sitter, nonni se ci sono e hanno voglia e tempo. Tutto sulle spalle dei temerari che hanno fatto questa folle scelta.

Ma poi c’è tutto il mondo ‘fuori’. Ristoranti children free o che li accettano per finta («Mi spiace, non abbiamo seggioloni disponibili») oppure che i bimbi proprio non li sopportano. Brucia ancora la ristoratrice che a mio figlio di un anno ha urlato contro dandogli del maleducato, e insultato me di conseguenza, perché gli era caduta un poco di pasta per terra, avendo da poco imparando a mangiare. Poco importava che sotto il tavolo girasse un gatto libero di muoversi, sporcare e mangiare quello che cadeva.

Vogliamo parlare dei musei e delle occhiatacce appena un bimbo parla a voce alta o piange? Perché un bravo genitore deve educare il bambino all’arte, alla scienza, a daprire la mente visitando luoghi di cultura, ma ovviamente in silenzio. È noto come i bambini non piangano, non facciano capricci, non chiedano attenzioni.

Ma gli elenchi di cose da non fare con i bambini sono infiniti. E allora grazie all’autrice dell’articolo Laura Malfatto per questo spunto e per il caffè di traverso. Perché se anche noi continuiamo ad accettare tutto questo non porremo mai le basi per una società evoluta. Fatta di bambini e di genitori. Che non chiedono chissà quali diritti ma di poter essere liberi di vivere anche se hanno figli piccoli.

Con una promessa: educarli. Perché andare al ristorante con bambini non vuol dire disturbare maleducatamente gli altri, ma questo è un altro articolo.

 

di Federica Marotti

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