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Calcio e altri sport, ci eravamo tanto detestati

Palloni inutilmente contro. Sfida impossibile al trionfo di Wembley.

Meo Sacchetti, ct dell’Italbasket, è uomo di sport e di straordinaria esperienza.
Uno degli ‘eroi’ di Nantes 1983, con l’Italia di Meneghin e Marzorati per la prima volta campione d’Europa.

Perché cadere in questa vecchia trappola della sterile contrapposizione fra ‘Sua maestà’ il calcio e gli sport ‘minori’ (troppe volte minori solo nella testa dei loro stessi protagonisti)?
Perché sostenere a freddo che la semplice qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020 possa valere di più del trionfo europeo di Wembley?

Non entreremo neppure nel merito del paradosso di Sacchetti, ricordando i 23 milioni di italiani alla tv e le maree umane in strada. Resta incomprensibile tirare in ballo il calcio per sottolineare lo straordinario valore e risultato dell’essere arrivati all’Olimpiade, 17 anni dopo lo storico argento di Atene 2004.
Con dichiarata malizia potremmo sottolineare che senza il paragone tirato (volontariamente?) per i capelli con il pallone la conferenza stampa del ct del basket avrebbe fatto molto meno rumore…

Sacchetti non ce l’ha con il calcio, ne siamo certi.
Il problema è che anche lui non ha resistito alla tentazione di catalogarlo non come nostro sport nazionale ma come una specie di mania collettiva. Oltretutto mentre a Tokyo sbarca Danilo Gallinari, straordinario campione da svariate decine di milioni di dollari nella dorata Nba.

Un po’ dura continuare con la narrazione degli sport poveri e puri, mentre gli eroi della pedata bruciano passioni e milioni.

 

di Diego de la Vega

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