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Fare scuola

Non nascondiamoci dietro al virus: in tema di scuola si è paurosamente indietro e, al contrario che in altri campi, il governo Draghi non ha ancora mostrato un cambio di passo.

Non ce lo chiede l’Europa, non ce lo chiedono i ragazzi (male) e neanche ce lo chiedono le famiglie (malissimo), ma dovrebbe chiedercelo il buon senso, la ragione: senza una scuola qualificante e selettiva la crescita economica continuerà ad arrancare e scivolare perché priva di presa in quel che conta: la conoscenza, la ricerca, l’innovazione.

La nostra mancata crescita, da lungo tempo, dipende molto dall’ignoranza. La nostra classe dirigente ne è una dimostrazione. Ovvio che ci sono le eccezioni, ma finché restano tali segnalano più il problema che non indicare la soluzione. Eppure si parla solo di virus, per giunta barando.

Annettere al Covid e alla conseguente didattica a distanza i risultati deprimenti dei test Invalsi significa nascondersi dietro un falso, perché sono anni che quei risultati segnalano due problemi. Uno peggiore dell’altro: il primo è la diffusa incapacità di leggere e comprendere un testo semplice o fare un calcolo elementare; il secondo è che le scuole e gli insegnanti peggiori si trovano dove i ragazzi vivono in condizioni svantaggiate. Per forza che l’ascensore sociale non funziona, essendo bloccato ai piani bassi.

Devo ripeterlo? Ci sono moltissimi insegnanti che fanno con il cuore e il cervello il loro mestiere. Ma a che serve ripetere l’ovvio? Il risultato medio non è affatto soddisfacente. La didattica a distanza ha peggiorato le cose, ma erano già mal messe. Qui si continua a parlare di quella didattica teletrasmessa –per scongiurarla o già riprometterla – ma non si parla della didattica digitale, che è una cosa seria e non ha nulla a che vedere con il prof su Zoom.

La didattica digitale è metodo e sostanza, che non solo non esclude ma necessariamente si accompagna sia alle classi fisicamente riunite che ai libri. Comporta testi, contenuti da mettere in comune, piattaforma nazionale, visibilità per gli insegnanti migliori, premio ai risultati più incoraggianti. Ma niente, nessuno che ne parli seriamente, solo robetta attorno a miserevoli succedanei.

Che si parla a fare delle vaccinazioni se i ragazzi sono stati messi in coda e gli insegnanti hanno avuto (giustamente) la precedenza? A questo punto è tardi per chi fra loro non si sia vaccinato, sicché si tratta solo di stabilire, subito, se li si fa tornare in classe o, meglio, li si sostituisce (con personale più giovane).

Ma che i ragazzi debbano starsene a casa perché il docente non è vaccinato è bestemmia che non vorremmo vedere realizzata. E deve arrivare settembre per accorgersi che a scuola non solo si deve stare, ma anche arrivare e andare via? Quando parliamo seriamente di trasporti? Così non va, proprio per niente. La scuola non è una delle riforme senza le quali perdiamo i soldi ma una di quelle necessarie a farli fruttare.

La dobbiamo a noi stessi, ma non ce ne curiamo perché abbiamo cancellato il merito dalle cose che rendono legittimi sia il successo che la ricchezza. Un tempo facemmo scuola. Possiamo e dobbiamo tornare a farlo.

 

di Davide Giacalone

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