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L’urgenza della transizione ecologica divide l’industria automobilistica

Un tempo pioniere della categoria ibrida, Toyota non sembra credere nel rapido e definitivo passaggio a veicoli completamente elettrici

Per numero di veicoli venduti, Toyota e il gruppo Volkswagen sono le due più grandi case automobilistiche al mondo. Affascina constatare come abbiano preso posizioni drasticamente opposte per quanto riguarda il futuro delle auto elettriche.

Dopo lo scandalo delle emissioni diesel che tutti ricordiamo, Volkswagen ha assunto una posizione decisamente aggressiva nei confronti dei veicoli elettrici, mettendo in chiaro l’urgenza della transizione. Almeno dal punto di vista produttivo, la sua strategia sta iniziando a dare frutti: nel 2020 il gruppo VW è stato il secondo produttore di auto elettriche al mondo, dietro soltanto a Tesla (che si propone peraltro di scavalcare entro il 2025).

Dall’altra parte abbiamo Toyota, i cui dirigenti hanno ultimamente affermato che «le auto elettriche sono troppo pubblicizzate». Un approccio che appare in netto contrasto con la maggior parte delle altre grandi case automobilistiche. Daimler, per fare un esempio, prevede che entro il 2030 sarà elettrico il 50% delle sue vendite (più di 1,25 milioni di unità all’anno) mentre General Motors spera di diventare completamente elettrica entro il 2035.

Toyota, la più grande casa automobilistica al mondo per veicoli prodotti, punta invece a vendere soltanto un milione di macchine elettriche all’anno entro il 2030. Un tempo pioniere della categoria ibrida, la casa automobilistica rimane impegnata in un segmento che in ogni caso sembra dare i suoi frutti, tenuto conto di una crescita sostanziale nel 2020 e che a breve termine probabilmente verrà confermata nelle aree con le normative più severe (come l’Unione Europea).

Colpisce la riluttanza di Toyota, se si tiene presente che tutti i suoi competitor sono sempre più orientati verso veicoli completamente elettrici. Anche Volvo, che un tempo esitava a imboccare questa strada, ha deciso di invertire la sua rotta, ammettendo che non c’era futuro per i motori a combustione e progettando di realizzarne di completamente elettrici in meno di un decennio. General Motors, Jaguar e Lotus hanno fatto lo stesso, anche se con tempistiche leggermente diverse.

Mentre pianificano un futuro ‘alternativo’, le case si affidano ancora principalmente ai veicoli tradizionali per guidare i profitti ma è evidente che l’industria automobilistica è sull’orlo di un enorme sconvolgimento e le decisioni che le singole aziende prendono oggi potrebbero determinare il loro destino e quello dell’ambiente. Chi avrà ragione? La transizione troppo rapida non è priva di rischi ma la non transizione non è certo più rassicurante.

 

di Rudy Bandiera

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