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Profondo rosa

  Avere una visione rosa delle cose è sempre meglio che averla nera. Ma bisogna essere oggettivi e fare i conti con la realtà, altrimenti c’è il caso che a far vedere rosa siano alterazioni della percezione, effetto di droghe, autoinganni.

 

Avere una visione rosa delle cose è sempre meglio che averla nera e, poi, cuor contento il ciel l’aiuta. Ma c’è il caso che a far vedere rosa siano alterazioni della percezione, effetto di droghe, autoinganni per non fare i conti con la realtà. Tutta roba che porta male.

Che il prodotto interno lordo possa puntare a una crescita fino al 6% è cosa di sicura positività, benissimo. Centrare la cifra tonda è possibile, ma anche dovessimo solo avvicinarci andrebbe bene. Che nel primo semestre di quest’anno la produzione industriale segni un +20% è cosa che non può non entusiasmare, considerato anche che la Germania fa un +7,9% e che il valore delle nostre esportazioni, in quello stesso arco temporale, è aumentato di un succoso 24,2% più di quelle tedesche. Ma sarà bene ricordare alcuni dettagli. Il primo è che tutto questo si deve all’impegno del mondo produttivo – imprese e lavoratori – non a chissà quali svolte legislative o politiche che, semmai, sono ancora attese alla prova di portare più italiani a essere produttivi, visto che la quota di popolazione potenzialmente attiva e praticamente inerte è, da noi, fra le più alte d’Europa e la più alta fra le economie sviluppate. Il secondo è che il debito pubblico enorme e asfissiante ha fatto un ulteriore balzo in avanti, collocandosi – per ora e solo per ora – sui 2.700 miliardi di euro, un coltello nella schiena che non produce il dolore che dovrebbe perché assistito dalle scelte della Banca centrale europea e incorporato per il 23% nel portafoglio della Banca d’Italia. Infine, ma solo in questo breve elenco, che quelle percentuali incorporano la vitalità produttiva ma sono spinte anche dal rimbalzo rispetto al 2020, quando il nostro tonfo è stato di gran lunga più profondo e doloroso di quello di altri europei, Germania in testa. Se non si vedono queste cose non è che si abbia una visione rosa, è che si è persa la vista.

Il che può portare a errori madornali, come considerare quei dati il frutto della svolta fatta con il governo in carica, come il derivato dei fondi europei che sono stati e saranno erogati, quindi come se il più fosse fatto, mentre resta da fare. Può portare a supporre di potere tornare al vecchio andazzo, sicché gli ortotteri possano riprendere a immaginare ricchezza distribuita a chi non la produce, la destra e la sinistra possano riprendere a regalare pensioni, le scuole a distribuire diplomi senza istruzione, la giustizia a pascersi delle accuse trascurando le sentenze e così via sgranando il rosario delle follie che avevano ridotto l’Italia a perdere produttività e a crescere assai meno di tutti gli altri europei. È questa roba a condannarci, ancora adesso, a essere i soli indietro rispetto al recupero della crisi partita nel 2008.

Il rosa di quei dati, quindi, ci dice solo e soltanto una cosa: cambiare è possibile e conveniente, possiamo e dobbiamo farcela, il clima europeo attorno a noi è solidale e restiamo coperti nel provare a usare debito per superare il peso del debito. Per il resto la sfida resta aperta e niente affatto superata, richiedendosi sì slancio verso un futuro migliore, ma conquistabile solo con un presente di realismo e serietà. E no, da quel punto di vista chi vede solo rosa ha le allucinazioni.

 

di Davide Giacalone

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