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Bancomat

Chiedere soldi senza parlare, come nasce l’idea del bancomat

La “rivoluzionaria” nascita del bancomat: la storia comincia… nel bagno di una casa in stile vittoriano nel Sud dell’Inghilterra, in un venerdì sera della metà degli anni Sessanta

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Chiedere soldi senza parlare, come nasce l’idea del bancomat

La “rivoluzionaria” nascita del bancomat: la storia comincia… nel bagno di una casa in stile vittoriano nel Sud dell’Inghilterra, in un venerdì sera della metà degli anni Sessanta

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Chiedere soldi senza parlare, come nasce l’idea del bancomat

La “rivoluzionaria” nascita del bancomat: la storia comincia… nel bagno di una casa in stile vittoriano nel Sud dell’Inghilterra, in un venerdì sera della metà degli anni Sessanta

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La “rivoluzionaria” nascita del bancomat: la storia comincia… nel bagno di una casa in stile vittoriano nel Sud dell’Inghilterra, in un venerdì sera della metà degli anni Sessanta

La nostra storia inizia nel bagno di una casa in stile vittoriano nel Sud dell’Inghilterra, in un venerdì sera della metà degli anni Sessanta. Un uomo è sdraiato nella vasca con la testa leggermente reclinata all’indietro e gli occhi socchiusi, un braccio che penzola al di fuori del bordo. Sta canticchiando quasi sottovoce “The Clapping Song” di Shirley Ellis, che in quel momento sta passando alla radio. Prima di concedersi quel momento di relax, ha trascorso due ore in fila presso la sua banca. Perché sta per arrivare il weekend, deve accompagnare sua moglie a fare la spesa e gli serve del denaro da tenere con sé per ogni evenienza. 

Non abbiamo ancora presentato il protagonista di questa storia: si chiama John Shepherd-Barron, è scozzese, lavora come impiegato presso la De La Rue, un’azienda che ha fatto le proprie fortune grazie alla stampa di francobolli, passaporti e banconote e che da poco si occupa anche della realizzazione di apparecchi tecnologici. Immerso nella vasca, mentre sfumano le ultime note del brano alla radio, Shepherd-Barron ha un’illuminazione: un distributore automatico in grado di erogare denaro anche quando le banche sono chiuse, così da evitare le interminabili code agli sportelli. Del resto – pensa – se esistono distributori di barrette di cioccolato, perché non immaginare qualcosa che faccia lo stesso con i soldi?

Il lunedì successivo, giunto in ufficio, racconta ai suoi superiori della propria intuizione. Bella – si sente rispondere – non c’è che dire, ma ci hanno già pensato dall’altra parte dell’Oceano. In effetti nel 1961 l’inventore Luther George Simjian (divenuto noto come l’ideatore del primo simulatore di volo, del sistema Photo Reflex e del ‘gobbo elettronico’ in uso presso gli studi televisivi) ha già sperimentato un distributore automatico per il deposito di assegni e contanti presso una filiale della City Bank di New York. La soluzione non ha però funzionato: a utilizzarla sono stati principalmente prostitute e giocatori d’azzardo, ben felici di non dover avere a che fare con gli impiegati. Tuttavia Shepherd-Barron è convinto che un’evoluzione di quell’idea – messa a disposizione dei più lungimiranti inglesi – possa invece riscuotere successo.

Alla De La Rue ci lavorano e concepiscono un dispositivo (basato su radiazioni e magnetismo a bassa coercitività) al cui interno va inserito un voucher monouso in cambio del quale vengono erogate dieci sterline alla volta. Così il 27 giugno 1967, presso la filiale della Barclay’s Bank di Enfield Town, nel Nord di Londra, fa la sua comparsa il primo sportello bancomat della storia, denominato Atm (acronimo di Automated Teller Machine). L’inaugurazione viene trasmessa addirittura in diretta tv, con il presentatore Reg Varney che diventa ufficialmente il primo utilizzatore del nuovo strumento. Da quel momento in avanti, il bancomat si diffonderà prima in tutto il Paese e poi nel resto del mondo (da noi arriverà nel 1976).

Il codice Pin giungerà invece qualche anno dopo, sempre per mano di un britannico: l’ingegnere James Goodfellow. Shepherd-Barron non ricaverà una sola sterlina dalla sua straordinaria intuizione. L’unico riconoscimento sarà, nel 2004, la nomina a ufficiale dell’Ordine dell’impero britannico. Un tributo doveroso, seppur minimo, per un uomo che ha cambiato radicalmente le nostre abitudini. Tutto grazie a quell’invenzione, nata per caso in una vasca da bagno, mentre una canzone suonava alla radio.

di Stefano Faina e Silvio Napolitano

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