Prigozhin, scacco a Putin
| Esteri
Prigozhin vince, Putin perde: questa la sintesi di ciò che è accaduto in Russia nelle ultime 24 ore, dopo il quasi-colpo di stato ad opera del capo della brigata “Wagner”
Prigozhin, scacco a Putin
Prigozhin vince, Putin perde: questa la sintesi di ciò che è accaduto in Russia nelle ultime 24 ore, dopo il quasi-colpo di stato ad opera del capo della brigata “Wagner”
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Prigozhin, scacco a Putin
Prigozhin vince, Putin perde: questa la sintesi di ciò che è accaduto in Russia nelle ultime 24 ore, dopo il quasi-colpo di stato ad opera del capo della brigata “Wagner”
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AUTORE: Fulvio Giuliani
Prigozhin vince, Putin perde. Rovinosamente.
Volendo sintetizzare al massimo le 24 ore del grande azzardo del capo della brigata “Wagner”, è il risultato di un quasi-colpo di stato che ha scosso fino alle fondamenta il castello (marcio) del potere dell’aspirante zar.
Il signore della guerra ha mandato i suoi uomini fino a 200 km da Mosca, per poi accordarsi con il cameriere di Minsk Lukaschenko, in una finta trattativa perfetta per metterlo al riparo – almeno teoricamente – dalle terrificanti conseguenze minacciate da Putin e soprattutto per consentirgli di tornare con l’aureola del trionfatore dai suoi uomini sparsi fra l’Ucraina e i confini della Federazione russa.
Prigozhin, con quell’aria magnanima tipica di chi sa di aver costretto l’avversario al suo gioco e sul suo terreno, ha scoperchiato il cesto di vipere che il dittatore di Mosca era convinto di poter controllare a suo piacimento, distribuendo soldi e potere in modo da puntellare in eterno il trono al Cremlino.
Con buona pace dei cantori del putinismo che hanno infestato giornali, televisioni e social in Europa e in special modo in Italia negli ultimi 16 mesi, ancora una volta le dittature hanno mostrato tutte le loro debolezze congenite, il gigantesco cumulo di balle su cui sono costruite.
Granitiche fino a quando qualcuno più spietato e ancor meno dotato di scrupoli dell’uomo forte di turno arrivi a mostrarne tutta l’inconsistenza. In questo caso, è toccato a Evgenij Prigozhin, che da uno dei tanti oligarchi legato da quattrini (un’immensità di quattrini) e potere a Putin si è trasformato nella sua nemesi, nell’uomo che ha messo a nudo il re lasciandolo su un cumulo di macerie. Per ora solo ideali, ma del potere di Putin – comunque vada a finire – restano briciole.
I militari si sono rifiutati di aprire il fuoco sulla “Wagner” e questa è una campana a morte per l’uomo che ha costruito tutta la sua narrazione sulla forza, la paura e l’orgoglio nazionale russo. Fra i tanti problemi dei dittatori, molto spesso c’è l’ignoranza della storia e dei destini dei loro predecessori: c’è sempre qualcuno più crudele ed efferato dietro l’angolo. Per Putin questo qualcuno è Prigozhin, pronto a sfidarlo ora che nessuno potrà più credere all’infallibilità e al potere illimitato dell’uomo di Mosca.
Se per salvarsi Putin ha dovuto chiedere aiuto al cameriere bielorusso – a sua volta terrorizzato dal suo di destino – anche un bambino avrà capito le reali condizioni in cui versa colui che voleva rifondare l’impero.
Mentre la marcia di Prigozhin rincula fra gli applausi della gente di Rostov, in Russia resta solo caos, ma anche la drammatica certezza che la guerra continuerà. Perché, per un motivo o per un altro, tutti i protagonisti di questa tragedia hanno bisogno di puntellarsi al fronte. La scorsa notte l’aviazione russa ha bombardato con violenza diversi obiettivi in Ucraina, ricordando a noi tutti che razza di incubi possono generare gli uomini ossessionati.
di Fulvio Giuliani
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